di Piero Di Lorenzo
L’invecchiamento della popolazione italiana, caratterizzata da una persistente denatalità, prosegue in modo inesorabile, generando rilevanti conseguenze per il “sistema Paese” e in particolare per i comparti pensionistico e sanitario. Si tratta di un fenomeno, dunque, destinato ad incidere in maniera significativa sul welfare anche nel prossimo futuro, come evidenziato con chiarezza in diversi articoli pubblicati su questo sito.
Anche altri ambiti sociali stanno risentendo delle dinamiche sopra descritte.
In particolare, la problematica in esame emerge con evidenza anche all’interno del sistema carcerario italiano che, come si vedrà nelle pagine successive.
In primo luogo, è opportuno partire dal presupposto che, tra il 1991 e il 2024, la popolazione carceraria complessiva è significativamente aumentata, come emerge dai dati forniti dal Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e sintetizzati nel grafico sottostante. Di conseguenza, si è registrato anche un incremento della popolazione anziana detenuta.

Tra il 2010 e il 2022, tanto per iniziare a cogliere la portata del fenomeno, la popolazione anziana detenuta è pressoché raddoppiata. Il grafico sottostante[1] evidenzia il costante incremento della popolazione carceraria nella fascia di età compresa tra i 60 e i 69 anni, con una crescita particolarmente significativa nel periodo 2009-2021.
Sebbene meno marcato, risulta comunque rilevante anche l’aumento dei detenuti di età pari a 70 e più anni, registrato tra il 2009 e il 2021.

Anche dati più recenti[2] confermano questo andamento: dal 2005 al 2025, il numero di detenuti anziani ha registrato un incremento progressivo e costante, evidenziando una crescita anno dopo anno.
Detenuti per classi di età – Anni 2005-2025
31 dicembre 2025

Particolarmente significativi risultano i dati relativi alle fasce di età più avanzate: i carcerati di età compresa tra i 50 e 59 anni, sono passati da 6.154 unità del 2005 a 12.187 unità del 2025.
I detenuti di età compresa tra i 60 e 69 anni, sono passati da 1.786 unità del 2005 a 5.237 unità nel 2025.
I reclusi di età compresa tra 70 anni e oltre, sono passati da 350 unità del 2005 a 1.348 unità del 2025.
I dati forniti dal Ministero della Giustizia, suddivisi regione per regione e aggiornati al mese di giugno del 2025[3], confermano quanto detto in precedenza. Risulta infatti evidente come il numero dei detenuti di età compresa tra i 60 e 69 anni, così come quello delle fasce di età superiori ai 70 anni, sia particolarmente significativo.
In particolare, i detenuti tra i 60 e 69 anni sono 5164, mentre quelli di età pari o superiore a 70 anni ammontano a 1293.
Di rilievo non trascurabile è anche il numero di detenuti di età compresa tra i 50 e i 59 anni che raggiungono complessivamente quota 12092.
Il confronto tra i due grafici dimostra in modo inequivocabile un incremento delle fasce analizzate.
Detenuti presenti per classi di età
Situazione al 30 giugno 2025

Risulta ormai evidente come il progressivo invecchiamento della popolazione italiana stia producendo effetti significativi anche sulla composizione della popolazione carceraria. In tale contesto, si osserva come anche gli autori di reato presentino un’età mediamente più avanzata e, di conseguenza, come le condanne definitive incidano sempre più frequentemente su soggetti anziani, in particolare nei casi di reati gravi che comportano pene detentive di lunga durata.
Occorre inoltre sottolineare, come rilevato da diverse associazioni impegnate nel reinserimento dei detenuti, che una parte di questi rimane in carcere non tanto per una persistente pericolosità sociale, quanto piuttosto per l’assenza di adeguate reti di supporto esterne. La perdita di legami familiari o la mancanza di un’abitazione idonea in cui poter eventualmente scontare, laddove possibile, la pena, rappresentano, infatti, fattori determinanti che ostacolano l’accesso a misure alternative alla detenzione.
L’aumento dell’età media, pertanto, comporta una maggiore necessità di assistenza sanitaria specializzata all’interno di un sistema già sotto pressione e questo incide sempre più sul sistema sanitario poiché gli anziani necessitano di maggiori cure e attenzioni sotto il profilo della salute. Si ricorda, al riguardo, che in Italia, i detenuti hanno diritto all’assistenza sanitaria garantita dal Servizio Sanitario Nazionale che copre prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, equiparando la tutela della salute in carcere a quella esterna. Le prestazioni sono gratuite, salvo eventuali ticket previsti, e il personale sanitario è dipendente dalle ASL, non dall’amministrazione penitenziaria.
Anche nelle strutture carcerarie, inoltre, l’anziano si confronta con un sistema sanitario debole e macchinoso: i medici di base all’interno delle carceri sono pochi – “Nel 2019 c’era un solo medico di base in ogni carcere per ogni 315 detenuti” – e, qualora siano necessarie prestazioni presso strutture sanitarie esterne, non è sempre possibile far coincidere l’organizzazione del trasporto con la prenotazione di tali prestazioni[4].
La presenza di detenuti anziani nelle carceri, insomma, sia pur ancora minoritaria, è in costante crescita. Tale tendenza desta particolare preoccupazione alla luce delle condizioni critiche in cui versano le carceri italiane, da tempo caratterizzate da rilevanti problematiche di natura organizzativa e logistica. A ciò si aggiunge una pressione progressivamente crescente sul sistema penitenziario che risulta strutturalmente inadeguato a gestire le specifiche esigenze di questa fascia di popolazione detenuta, tra cui fragilità fisiche, bisogni sanitari spesso complessi e percorsi di reinserimento particolarmente difficili.
Prima di concludere, è utile volgere un breve sguardo alla situazione europea: una sintetica analisi dei dati forniti dal Consiglio d’Europa[5], consente di comprendere come il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione carceraria non rappresenti una peculiarità italiana ma si inserisca in un più ampio processo di invecchiamento dell’intera popolazione europea.
L’età media dei detenuti negli istituti penitenziari europei è di 37 anni. Le popolazioni carcerarie con l’età media più bassa si registrano in Bulgaria (31 anni), Lituania (32 anni), Svezia (34 anni), Danimarca e Francia (34,5 anni). La Georgia presenta l’età media più elevata (44 anni), seguita da Italia, Portogallo e Repubblica Serba (42 anni), Estonia (41 anni) e Spagna (40 anni). Nei Paesi con oltre un milione di abitanti, le percentuali più alte di detenuti di 50 anni o più si trovano in Italia (28%), Portogallo (24%) e Norvegia (24%). Le percentuali più elevate di detenuti di età pari o superiore a 65 anni, si registrano in Italia, seguita da Macedonia del Nord, Serbia e Bulgaria.
Il rapporto del Consiglio d’Europa evidenzia anche un ulteriore aspetto di particolare interesse: la percentuale di detenuti di età pari o superiore a 50 anni risulta correlata alla struttura complessiva della popolazione carceraria, mentre quella dei detenuti di 65 anni o più appare connessa alla presenza di specifiche tipologie di reato. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che Italia, Portogallo e Spagna figurano tra i Paesi con la più alta percentuale di detenuti over 50 e, al contempo, tra quelli con l’età media della popolazione carceraria più elevata. Inoltre, tali Paesi presentano anche una durata media della detenzione più lunga.
La durata media della detenzione in Europa è di 11 mesi, mentre in Italia raggiunge i 18 mesi. Il rapporto del Consiglio d’Europa sottolinea che nel nostro Paese una parte significativa dei detenuti di 65 anni o più appartiene alla criminalità organizzata ed è condannata all’ergastolo.
[1] Rivista “Psicologia e Giustizia”, 7 luglio 2023.
[2] Fonte: Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Ufficio del Capo del Dipartimento – Sezione Statistica.
[3] Fonte: Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Ufficio del Capo del Dipartimento – Sezione Statistica.
[4] Associazione Antigone “Rapporto 2025”.
[5] Report “Space”, Council of Europe’s 2024 annual penal statistics.


Lascia un commento