Il prezzo della miopia intergenerazionale

di Cosimo Dini

Il processo di transizione demografica attualmente in corso in Italia, contraddistinto da una persistente contrazione della fecondità, dall’innalzamento dell’età mediana e da una progressiva riconfigurazione della struttura demografica verso la forma di un “cono rovesciato”, sta profondamente rimodellando l’equilibrio tra popolazione attiva e inattiva, con dirette e significative ricadute sulla sostenibilità dei sistemi di welfare. Alla luce del contesto demografico descritto, il sistema pensionistico nazionale, connotato da un impianto a ripartizione e amministrato in via principale dall’INPS, manifesta in misura crescente gli effetti del cosiddetto “dividendo demografico”, nonché delle dinamiche macroeconomiche strutturalmente connesse al processo di invecchiamento della popolazione. Il presente studio propone un’analisi integrata del nesso tra dinamiche demografiche e assetto previdenziale: dalla ricostruzione storico-istituzionale dei processi di riforma alle criticità strutturali progressivamente emerse, sino a un confronto comparato con la Norvegia, assunta quale caso paradigmatico di modello alternativo di sostenibilità, fondato sull’integrazione tra politiche demografiche attive e strumenti finanziari a carattere patrimoniale.

L’analisi sviluppata nel presente elaborato evidenzia come la dinamica demografica italiana sia approdata a una fase avanzata della transizione, nella quale la combinazione tra persistente denatalità e progressivo incremento della longevità determina una riconfigurazione strutturale della composizione per età della popolazione, alterandone in maniera duratura gli equilibri interni. I dati più aggiornati segnalano, per l’anno 2024, un livello di fecondità di 1,18 figli per donna, accompagnato da 370.000 nati e da un tasso di natalità pari a 6,3% (per mille); nello stesso periodo, la popolazione residente si attesta a 58,9 milioni di individui. Sul piano strutturale, l’età mediana si innalza da 40 anni (nel 2001) a quasi 48 anni (nel 2024); l’indice di anzianità raggiunge 199,8 anziani ogni 100 giovani (sempre nel 2024), attestando la rilevanza e l’intensità del processo di invecchiamento. Conformemente a quanto rilevato, l’analisi descrittiva delle piramidi demografiche evidenzia il progressivo spostamento del “rigonfiamento” verso le classi di età prossime al pensionamento, accompagnato da un assottigliamento della base giovane.

Il quadro delineato assume rilevanza non solo come fotografia statistica, ma soprattutto perché segnala l’esaurimento del “dividendo demografico”, vale a dire la fase in cui una popolazione in età lavorativa relativamente ampia rispetto alle fasce dipendenti favorisce crescita economica e sostenibilità del welfare. Alla luce della ricostruzione qui proposta, l’Italia ha beneficiato del primo dividendo demografico quando le coorti del baby boom hanno fatto ingresso nel mercato del lavoro, negli anni Ottanta e Novanta; al contempo, le suddette coorti si avviano oggi verso l’età pensionabile, determinando un progressivo deterioramento del rapporto tra lavoratori e dipendenti. In ottica futura, la popolazione residente sarebbe destinata a ridursi da circa 59 a 54 milioni entro il 2050, con un incremento della quota di over 65 dal 24,3% al 34,6% e una diminuzione della popolazione in età attiva dal 63,5% al 54,3%.

L’interdipendenza tra fenomeni demografici e assetto previdenziale emerge con nitidezza se si considera il funzionamento del modello italiano a ripartizione: le prestazioni correnti sono in larga misura finanziate dai contributi versati nello stesso periodo dagli occupati, secondo un equilibrio intergenerazionale che dipende sia dalla consistenza e dalla qualità della base contributiva (in termini di numerosità degli attivi, livelli retributivi e continuità occupazionale), sia dall’ampiezza della platea dei beneficiari e della durata attesa dell’erogazione. In tale contesto, l’invecchiamento della popolazione e la riconfigurazione della struttura anagrafica influenzano direttamente i parametri impliciti del sistema, accentuando la vulnerabilità della spesa pensionistica alle condizioni del mercato del lavoro e ai vincoli di finanza pubblica.

La ricostruzione storico-istituzionale individua tre snodi essenziali: dalle origini, legate alla Cassa Nazionale di Previdenza per l’Invalidità e la Vecchiaia degli Operai (1898), il sistema si sviluppa e stratifica nel tempo; la fase di espansione e consolidamento del secondo dopoguerra e, in particolare, degli anni Settanta, introduce elementi di marcata generosità e amplia la platea dei beneficiari; le riforme Amato (1992), Dini (1995) e Fornero (2011) ridefiniscono progressivamente criteri e regole, accompagnando il passaggio dal modello retributivo a quello contributivo e rafforzando l’orientamento verso la sostenibilità. Le criticità contemporanee si articolano lungo due dimensioni interrelate: la sostenibilità, in un contesto caratterizzato dall’incremento della longevità e dalla contrazione relativa della popolazione attiva, che accresce la pressione sul patto intergenerazionale; e l’adeguatezza, poiché l’impianto contributivo (NDC) tende a penalizzare carriere discontinue e redditi ridotti, con rischi particolarmente elevati per alcune categorie, compresa la dimensione di genere, collegata a interruzioni lavorative e divari retributivi, come discusso nel presente elaborato.

Nel panorama internazionale, la Norvegia è spesso indicata come un modello esemplare, in quanto coniuga meccanismi previdenziali con una componente patrimoniale finalizzata alla stabilizzazione: il fondo sovrano (Government Pension Fund Global) e la struttura multi-pilastro riducono la dipendenza esclusiva dal rapporto tra lavoratori e pensionati e si accompagnano a politiche demografiche e occupazionali, tra cui incentivi alla natalità e all’inserimento femminile nel mercato del lavoro, progettate secondo una prospettiva intergenerazionale. La lezione per il contesto italiano non consiste in una semplice replica del modello nordico, bensì nella necessità di elaborare una strategia di lungo termine che affianchi alle regole previdenziali strumenti capaci di rafforzare la solidità finanziaria del sistema di welfare e di stabilizzare gli incentivi istituzionali.

Il testo propone infine un’analisi descrittiva mediante un approccio innovativo e sperimentale, tramite la costruzione di un modello matematico volto a valutare la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo. Tale modello distingue tra entrate contributive e uscite per prestazioni, incorporando variabili demografiche e macroeconomiche (tra cui natalità, mortalità, inflazione e aspettative di vita) al fine di simulare scenari alternativi e mettere in rilievo la vulnerabilità del sistema qualora le tendenze attuali dovessero persistere. Contestualmente, vengono evidenziati i limiti metodologici connessi alla complessità di integrare in maniera esaustiva variabili quali migrazione e produttività, nonché alla disponibilità di dati aggiornati e di letteratura sufficiente per analisi pienamente comprensive. Si allega di seguito il seguente modello matematico precedentemente annunciato.

 

Sul versante delle politiche, la tesi individua tre linee di intervento integrate. In primo luogo, la leva demografica, attraverso il rafforzamento della natalità e della conciliabilità tra lavoro e famiglia (tramite servizi per l’infanzia e a sostegno della genitorialità) e l’ottimizzazione della gestione dei flussi, al fine di attenuare il progressivo restringimento della popolazione in età attiva. In secondo luogo, lavoro e produttività: l’incremento dell’occupazione femminile e giovanile, la riduzione della discontinuità contributiva e il sostegno ai salari reali risultano determinanti per consolidare le entrate contributive e accrescere l’adeguatezza delle prestazioni future. In terzo luogo, l’architettura previdenziale: regole stabili e coerenti nel tempo, attenzione all’età effettiva di uscita e sviluppo della previdenza complementare, mirano a ridurre la vulnerabilità di un sistema fondato prevalentemente sul meccanismo a ripartizione.

In tale contesto, può essere introdotta una misura mirata di rimpatrio: nel 2024, gli italiani residenti all’estero ammontano a 6,4 milioni, con concentrazioni storicamente significative in Argentina e Brasile. Parallelamente, la Farnesina stima in circa 80 milioni la popolazione degli oriundi nel mondo, prevalentemente localizzata nelle Americhe; intercettare anche una frazione ridotta di questo bacino, attraverso incentivi fiscali temporanei e procedure semplificate per coloro che rientrano e operano in Italia, può contribuire a rafforzare il capitale umano disponibile e ampliare la base contributiva.

 

Fonti

Bloom, D.E., Canning, D. & Sevilla, J. (2003). The Demographic Dividend: A New Perspective on the Economic Consequences of Population Change. Santa Monica, CA: RAND Corporation.

Castellino, O. & Fornero, E. (2001). La riforma del sistema previdenziale italiano. Bologna: Il Mulino.

European Commission; MEF (2024). The 2024 Ageing Report. Country Fiche: Italy. Brussels: European Commission, DG ECFIN.

European Commission (2024). 2024 Ageing Report: Economic and Budgetary Projections for the EU Member States (2022-2070). Institutional Paper 279. Brussels: DG ECFIN.

Eurostat (2024). Population and Demography Database. Luxembourg: European Union.

ISTAT (2024). Indicatori demografici. Anno 2024. Roma: Istituto Nazionale di Statistica.

Jessoula, M. (2009). La politica pensionistica. Bologna: Il Mulino.

Lee, R. & Mason, A. (2006). “What Is the Demographic Dividend?” Finance & Development, 43(3), 16-17. Washington, DC: International Monetary Fund.

Mazzaferro, C. (2023). “The Transition to NDC in Italy: Assessing Distributive and Financial Effects.” Journal of Pension Economics and Finance, 22(1), 116-131.

NBIM – Norges Bank Investment Management (2024). Government Pension Fund Global – Annual Report 2023. Oslo: NBIM.

Nilsen, H.R. (2019). “The Norwegian Government Pension Fund Global: Risk Based Versus Ethical

Investments.” Vierteljahrshefte zur Wirtschaftsforschung, 88(1).

OECD (2023). Exploring Norway’s Fertility, Work and Family Policy Trends. Paris: OECD Publishing.

ISTAT (comunicato italiani residenti all’estero 2023-2024)

MAECI/Farnesina (stima oriundi ~80 milioni)


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *