di Barbara Rovetti
Il turismo religioso in Italia si configura ormai come una componente strutturale del sistema turistico nazionale, non più riconducibile esclusivamente alla dimensione devozionale ma inserita a pieno titolo nelle dinamiche dell’economia turistica. La sua rilevanza emerge non soltanto in termini assoluti, ma soprattutto in relazione alla funzione che svolge nella redistribuzione dei flussi e nella valorizzazione territoriale.
Nel 2023 il comparto registra circa 6 milioni di ospiti e 25 milioni di presenze nelle strutture religiose. Se rapportati al turismo complessivo italiano (circa 134 milioni di arrivi e oltre 450 milioni di presenze), questi valori indicano un’incidenza diretta pari a circa il 4-5% delle presenze totali. Tuttavia, tale incidenza risulta sottostimata, in quanto non include i turisti che visitano luoghi religiosi all’interno di soggiorni non classificati come “religiosi”.
In letteratura e nelle analisi istituzionali più recenti (in particolare ENIT e Ministero del Turismo) il turismo religioso viene sempre più interpretato come segmento trasversale, “embedded” nel turismo culturale, capace di intercettare quote molto più ampie di domanda rispetto a quelle rilevate statisticamente. Questo implica che il suo peso reale sul sistema turistico nazionale è significativamente superiore a quello misurabile attraverso le sole strutture dedicate.

Dal punto di vista analitico, è più utile considerare alcuni indicatori qualitativi:
- Permanenza media: stimata tra 3 e 4 notti nelle strutture religiose, con valori elevati (fino a 6-8 giorni) nei cammini
- Spesa pro-capite: generalmente inferiore al turismo tradizionale giornaliero, con maggiore distribuzione territoriale
- Stagionalità: più equilibrata, con picchi in primavera e autunno
- Distribuzione geografica: forte incidenza nelle aree interne e nei piccoli comuni
Questi elementi indicano che il turismo religioso ha una elevata capacità di generare valore territoriale diffuso, anche a fronte di una spesa individuale mediamente più contenuta. In termini economici, si tratta di un segmento a bassa intensità di consumo individuale ma ad alta intensità di impatto territoriale, particolarmente rilevante per economie locali fragili o marginali.
L’effetto del Giubileo 2025 ha prodotto un incremento significativo della domanda, ma la sua rilevanza analitica risiede nella capacità di attivare flussi latenti. In termini economici, si tratta di un classico caso di shock positivo con effetti persistenti, destinato a tradursi in una base strutturale più ampia nel periodo successivo. Secondo diverse analisi di scenario, il Giubileo agisce infatti come meccanismo di first-time visitation, cioè di primo contatto con la destinazione Italia, con effetti di ritorno nel medio periodo.
L’evoluzione della domanda rappresenta un ulteriore elemento chiave. Il pellegrino contemporaneo si configura come un soggetto a motivazione multipla, in cui la componente religiosa si integra con dimensioni esperienziali, culturali e relazionali.

La distribuzione delle motivazioni evidenzia una prevalenza dell’esperienza condivisa e della dimensione personale rispetto alla componente strettamente devozionale. Questo dato segnala una trasformazione strutturale: il turismo religioso tende a convergere verso il turismo esperienziale, pur mantenendo una specificità legata al valore simbolico dei luoghi. Tale evoluzione è coerente con le più recenti interpretazioni del turismo contemporaneo, che evidenziano il passaggio da una logica di consumo a una logica di costruzione di significato dell’esperienza. In questo senso, il pellegrinaggio moderno si avvicina ai paradigmi del turismo trasformativo, in cui il viaggio assume una dimensione identitaria e non solo ricreativa. Parallelamente, si registra una crescente internazionalizzazione dei flussi (oltre il 50% sui principali cammini) e un progressivo abbassamento dell’età media, con implicazioni rilevanti in termini di servizi e infrastrutture.
Questo comporta la necessità di adattare l’offerta a una domanda più esigente sotto il profilo della qualità, della digitalizzazione e dell’accessibilità. In questo contesto, i cammini religiosi rappresentano il principale vettore di crescita. La loro funzione può essere letta in termini di infrastruttura territoriale lineare, capace di attivare economie locali lungo l’intero tracciato.
Dal punto di vista degli indicatori:
- elevata permanenza media (fino a 6-8 giorni)
- forte distribuzione della spesa
- alta incidenza di turisti internazionali
- bassa concentrazione spaziale dei flussi
Queste caratteristiche rendono i cammini particolarmente coerenti con gli obiettivi di sostenibilità e riequilibrio. territoriale. In particolare, essi si inseriscono pienamente nelle strategie europee di sviluppo turistico sostenibile e nei programmi di valorizzazione delle aree interne, configurandosi come strumenti operativi di policy.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la replicabilità del modello dei cammini, che consente di attivare circuiti turistici anche in territori a bassa notorietà, attraverso investimenti relativamente contenuti ma ad alto rendimento territoriale.
All’interno di questo scenario, Siena rappresenta un nodo strategico della Via Francigena e un caso di studio rilevante per l’analisi delle destinazioni intermedie.
Nel 2024 si registrano circa 50.000 presenze nel tratto senese, con una crescita stimata intorno al 20% legata al ciclo giubilare. Il dato assume particolare rilievo se letto attraverso indicatori qualitativi:
- Permanenza media elevata (6-8 giorni nei cammini)
- Alta incidenza di domanda internazionale
- Spesa distribuita su filiere locali
- Bassa pressione turistica concentrata

Siena si configura quindi come una destinazione intermedia ad alta qualità, capace di intercettare flussi meno massificati e più coerenti con modelli di turismo sostenibile. Questo posizionamento risulta strategico nella fase post-giubilare, in cui la competizione tra territori si giocherà sempre più sulla qualità dell’esperienza. Dal punto di vista teorico, Siena rappresenta un esempio di destinazione “hub intermedio”, capace di connettere flussi di lunga percorrenza (cammini europei) con sistemi turistici locali, generando valore sia in termini economici che di identità territoriale.
Implicazioni per la pianificazione locale e le politiche pubbliche
Dal punto di vista amministrativo, il turismo religioso pone una serie di questioni rilevanti per gli enti locali, soprattutto nei territori attraversati dai cammini.
In primo luogo, emerge il tema della capacità ricettiva diffusa. I piccoli comuni devono affrontare una domanda crescente senza disporre sempre di infrastrutture adeguate, rendendo necessario un modello di ospitalità flessibile. In questo ambito, le esperienze più avanzate evidenziano l’efficacia di modelli di ospitalità ibrida, che combinano pubblico, privato e terzo settore.
In secondo luogo, assume rilievo la governance dei flussi. I cammini richiedono modelli di gestione multilivello, con coordinamento tra enti locali, regioni e soggetti gestori degli itinerari. La letteratura evidenzia come l’assenza di governance integrata rappresenti uno dei principali fattori di inefficienza del sistema.
Un terzo elemento riguarda la manutenzione delle infrastrutture. In questo caso, la criticità non è tanto finanziaria quanto organizzativa: la continuità e l’omogeneità degli standard lungo i percorsi rappresentano un fattore determinante per la competitività.
Infine, si pone il tema della valorizzazione economica sostenibile. Il rischio è che l’aumento dei flussi produca una standardizzazione dell’offerta, compromettendo l’autenticità che costituisce il principale fattore di attrattività. Questo rischio è particolarmente rilevante nei contesti a forte identità culturale, dove la pressione turistica può generare effetti di banalizzazione.
In questo quadro, il turismo religioso può essere interpretato come uno strumento di policy territoriale avanzato, capace di contribuire non solo allo sviluppo economico, ma anche alla coesione sociale e alla rigenerazione dei territori.
Il turismo religioso in Italia si presenta oggi come un segmento maturo ma in trasformazione, caratterizzato da una crescente integrazione con il turismo esperienziale e sostenibile. La sua rilevanza non risiede soltanto nei volumi, ma nella capacità di generare valore territoriale diffuso.
Siena, in questo contesto, rappresenta un laboratorio particolarmente significativo. La sua posizione lungo la Via Francigena e la capacità di integrare patrimonio, servizi e identità territoriale la rendono un modello di riferimento per le destinazioni intermedie.
La sfida per il 2026 sarà consolidare i risultati del ciclo giubilare, trasformando la crescita dei flussi in sviluppo strutturale. In termini strategici, ciò implica il passaggio da una logica di gestione della domanda a una logica di governo integrato dei territori, in cui turismo, cultura e sviluppo locale vengono affrontati in modo unitario.
Fonti
ISTAT – Movimento turistico in Italia, ultimi dati disponibili
Ministero del Turismo – Report turismo religioso e cammini (2024-2025)
ENIT – Analisi turismo lento e internazionale
Associazione Europea delle Vie Francigene – Dati e monitoraggio Via Francigena
Regione Toscana – Dati territoriali sui cammini
ANSA – Monitoraggio flussi Giubileo 2025
Nota tecnica
Le cifre sul turismo religioso sono stime istituzionali, non esiste una classificazione ISTAT autonoma perfettamente separata. Il dato reale è sottostimato, perché gran parte del turismo religioso è “embedded” nel turismo culturale.


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