Invecchiamento della popolazione italiana e Forze dell’Ordine: sotto organico e sempre più anziane

di Piero Di Lorenzo

 

La popolazione italiana verso un inesorabile invecchiamento

L’invecchiamento della popolazione italiana rappresenta ormai un dato acquisito e certificato da tempo dall’ISTAT, sebbene non sia ancora adeguatamente considerato, nella sua reale portata, da parte delle istituzioni. Le conseguenze di tale fenomeno stanno infatti incidendo in modo significativo sul tessuto sociale ed economico del Paese.

Il Rapporto ISTAT 2025 è stato particolarmente chiaro: “La popolazione italiana è in diminuzione numerica (a partire dal 2014) e continua progressivamente a invecchiare, soprattutto a causa del drastico e contestuale calo delle nascite. La popolazione residente risulta in costante flessione e l’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani al mondo, con circa un quarto dei residenti di età pari o superiore ai 65 anni e oltre 4,5 milioni di individui con più di 80 anni. Parallelamente, le nascite continuano a diminuire: nel 2024 si sono registrati circa 370.000 nuovi nati, con un tasso di fecondità sceso a 1,18 figli per donna. Al 1° gennaio 2025 la popolazione residente ammonta a 58.934.000 unità, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente. Il processo di decremento demografico, in atto dal 2014, appare ormai strutturale[1].

Tale andamento incide profondamente sulla struttura complessiva della popolazione italiana che detiene il primato europeo, per percentuale di anziani, prossima a un quarto del totale.

Per comprendere meglio il fenomeno, è utile considerare il dato dell’età mediana, ossia l’età che divide la popolazione in due metà numericamente uguali e che costituisce uno dei principali indicatori dell’invecchiamento demografico.

Al 1° gennaio 2024, nell’Unione Europea l’età mediana era pari a 44,7 anni; scendeva a 42,5 anni in Francia, risultava leggermente più alta in Spagna e Germania (circa 45 anni), mentre in Italia raggiungeva i 48,7 anni[2]. Il grafico sottostante[3] dimostra come l’età mediana della popolazione italiana sia andata aumentando a partire dagli anni 50.

Questo dato rappresenta uno degli indicatori più evidenti dell’invecchiamento demografico del nostro Paese. Analogamente, i dati Eurostat relativi al periodo 2015-2025 confermano come l’Italia sia lo Stato con l’età mediana più elevata, mentre l’Irlanda risulta quello con l’età mediana più bassa, come confermato dal grafico sottostante[4].

Sempre attraverso Eurostat si osserva, inoltre, come in Italia si sia progressivamente ridotta, tra il 2014 e il 2024, la fascia di popolazione compresa tra 0 e 14 anni – a causa della denatalità – mentre è aumentata la quota di residenti con età pari o superiore ai 64 anni[5].

Tra le principali concause del fenomeno rientra, come accennato, la forte contrazione della natalità. L’Istituto Centrale di Statistica evidenzia come nel 2024 si siano registrate 370.000 nascite, di cui 320.000 da cittadini italiani e 50.000 da cittadini stranieri, con un calo significativo rispetto al 2008. La denatalità recente è attribuibile non solo alla diminuzione della fecondità, ma anche al progressivo calo della popolazione femminile in età riproduttiva (15-49 anni), scesa a 11,4 milioni al 1° gennaio 2025[6].

Il grafico che segue sintetizza il fenomeno[7].

Anche l’analisi della piramide della popolazione italiana al 2025 conferma i dati forniti e commentati poco sopra. Dalla figura geometrica emerge che la sua base – dove sono collocati i nascituri e i giovanissimi – è notevolmente ristretta. La maggior parte della popolazione si colloca, invece, nelle fasce d’età più mature (50-65 anni), quindi nella parte centrale della figura geometrica. Questa è la parte più ampia, a dimostrazione del fatto che la popolazione è invecchiata e continua ad invecchiare.

Da notare, inoltre, che gli over 85, in Italia, sono oltre due milioni, come di seguito sintetizzato[8].

POPOLAZIONE ANZIANA
Over 85Oltre i 90 anniCentenari
oltre 2 milioni190 mila22 mila

Anche le prospettive per il futuro non sono rosee. L’Italia sembra essere destinato ad un lento ed inesorabile invecchiamento tanto che, nel 2050, secondo alcune proiezioni e stante questa situazione, gli anziani potrebbero rappresentare il 13% della popolazione[9]. Una percentuale, insomma, non di poco conto:

In estrema sintesi, questo è il quadro demografico attuale dell’Italia.

 

L’incidenza dell’invecchiamento sulle Forze dell’Ordine e sulla sicurezza dei cittadini

L’invecchiamento della popolazione italiana si riflette inevitabilmente anche sulla sicurezza dei cittadini, in quanto coinvolge direttamente le Forze di Polizia operanti sul territorio nazionale. Anche le Forze dell’Ordine, infatti, risentono di tale andamento demografico.

È opportuno sottolineare che la maggior parte dei dati disponibili proviene dal Ministero dell’Interno – con particolare riferimento alla Polizia di Stato – che pubblica periodicamente rapporti dettagliati sulla situazione del proprio personale. Risultano invece più frammentarie le informazioni relative alle altre Forze di Polizia, spesso reperibili solo tramite fonti sindacali o giornalistiche.

L’invecchiamento del personale delle Forze dell’Ordine è stato costante negli ultimi anni e le previsioni future non appaiono particolarmente incoraggianti, nonostante i tentativi dei governi succedutisi di colmare il divario generazionale attraverso nuovi concorsi.

Negli anni Ottanta l’età media di poliziotti, carabinieri e finanzieri si aggirava intorno ai 25 anni; oggi ha raggiunto circa i 47 anni.

Si tratta di un dato destinato ad aumentare, come segnalato anche da diverse organizzazioni sindacali. Il SIM Carabinieri, ad esempio, ha evidenziato che il 40% dei carabinieri ha superato i 50 anni[10]. Analogamente, nella Polizia di Stato il 34,9% del personale ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni, mentre il 20,8% supera i 54 anni[11].

Anche le rilevazioni della Ragioneria Generale dello Stato confermano tale tendenza, pur facendo riferimento a dati aggiornati al dicembre 2024, come di seguito graficamente descritto[12].

Il Ministero dell’Interno, attraverso il rapporto “Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) 2025-2027”, ha evidenziato come la fascia d’età più numerosa nella Polizia di Stato sia quella compresa tra i 45 e i 55 anni, seguita immediatamente da quella degli operatori con più di 55 anni. La fascia più giovane risulta invece nettamente sottorappresentata.

In termini percentuali, il 59% del personale della Polizia di Stato ha più di 45 anni: il 37% rientra nella fascia 45-55 anni, mentre il 22% supera i 55 anni. I minori di 25 anni rappresentano appena il 6% del totale, mentre il 19% ha un’età compresa tra i 25 e i 35 anni.

 

Cosa succede in alcuni Stati Europei?

Non esistono, purtroppo, dati europei uniformi. Eurostat, infatti, pubblica soprattutto numeri totali e di genere, non età specifiche. Le analisi del fenomeno in questione svolte all’interno di singoli Stati europei consentono di fare comunque un confronto con l’Italia, con particolare riferimento a Francia, Germania e Regno Unito.

Mentre l’Italia deve fare i conti con un sensibile invecchiamento del personale, Francia, Germania e Regno Unito mostrano strutture anagrafiche decisamente più dinamiche. Ecco una sintesi dei punti chiave per facilitare il confronto:

Il modello britannico (agilità): con una maggioranza di agenti sotto i 40 anni e una presenza irrilevante di “over 55”, il Regno Unito punta su una forza dinamica. Questo è spesso il risultato di campagne di reclutamento massicce e percorsi di carriera che favoriscono l’ingresso precoce.

I dati, recentissimi, sono forniti dal Governo britannico e sono comprensivi della polizia inglese e della polizia gallese[13].

Il modello francese (inclusività): secondo una analisi svolta dall’INSEE, il corrispondente ISTAT italiano, l’età media dei poliziotti francesi è di 38,5 anni (Police e Gendarmerie) ed è un dato interessante non solo per la giovinezza relativa ma soprattutto per il contributo femminile: le donne rappresentano il 21% delle Forze di Polizia. Una donna su cinque, dunque, è in uniforme[14].

Il modello tedesco (equilibrio): la Germania mantiene una posizione intermedia. Nonostante l’età media di 40 anni, il sistema federale permette una distribuzione dei compiti che sembra compensare l’avanzamento dell’età degli agenti con una solida struttura burocratica e di supporto.

I dati analizzati sono forniti dalla Polizia Federale così come si evince dal grafico sottostante, con particolare riferimento alla sezione “average age[15].

Carenze di organico

Tornando al contesto italiano, l’aumento dell’età media delle Forze dell’Ordine si accompagna a una significativa carenza di personale, aggravando ulteriormente la situazione. La Ragioneria Generale dello Stato ha rilevato che le riduzioni più consistenti, in termini assoluti, riguardano proprio i Corpi di polizia e le Forze armate[16].

Per quanto concerne, in particolare, la Polizia di Stato, al 31 dicembre 2024 le carenze organiche complessive ammontavano a oltre 11.000 unità, pari a circa il 10% della dotazione prevista per legge[17].

Anche l’Arma dei Carabinieri presenta criticità analoghe, con una differenza significativa tra dotazione teorica e forza effettiva. Il generale Teo Luzi, già alcuni anni orsono, in un’audizione in Parlamento, ha chiesto più attenzione sulle risorse umane, segnalando che l’Arma conta 108.453 Carabinieri, a fronte di un organico previsto dalle leggi di 119.788 militari. Una carenza di oltre 11.000 unità, pari a circa il 9,5% della forza[18].

Le cause sono molteplici. In primis, come si diceva anche all’inizio, un generale invecchiamento della popolazione italiana, che si riflette anche nel pubblico impiego. In secondo luogo, negli ultimi anni i numerosi pensionamenti non sono stati compensati da un adeguato ricambio generazionale, anche a causa di concorsi banditi con frequenza limitata. Le politiche di austerità (come il blocco del turn over), dunque, hanno progressivamente ridotto la forza effettiva disponibile.

Una struttura anagrafica delle Forze dell’Ordine di queste proporzioni e una conseguente carenza d’organico, può comportare diverse criticità operative:

  • maggiore difficoltà nello svolgimento di servizi fisicamente impegnativi;
  • in molte aree del Paese si registra una riduzione delle pattuglie sul territorio e un allungamento dei tempi di intervento;
  • aumento dei costi sanitari e delle assenze;
  • minore familiarità con le nuove tecnologie e con il contrasto ai reati informatici, sebbene compensata dall’esperienza;
  • squilibri organizzativi, con numerosi ruoli operativi ricoperti da personale prossimo alla pensione.

 

Breve analisi su Siena e provincia

L’invecchiamento del personale è un tema centrale nel dibattito sulla sicurezza in Italia, e la realtà della Polizia di Stato nella provincia di Siena riflette pienamente l’andamento nazionale.

Si tratta di un fenomeno complesso che non riguarda solo i numeri, ma incide direttamente sull’operatività e sulla gestione del benessere organizzativo.

I dati sono eloquenti[19]:

31 dicembre 202031 dicembre 2025
Personale ruolo ordinario: 242Personale ruolo ordinario: 215
Personale ruoli tecnici: 15 + 1 sanitarioPersonale ruoli tecnici: 8 + 1 sanitario
Età media: 46 anniEtà media: 42 anni

Dai dati forniti, emerge con chiarezza che anche la Provincia di Siena ha registrato una diminuzione del numero dei poliziotti in servizio.

Si rileva, tuttavia, un’inversione di tendenza, rispetto ad altre realtà territoriali, per quanto riguarda l’età media del personale che risulta in diminuzione. Tale andamento è dovuto soprattutto all’assegnazione, negli ultimi anni, di poliziotti di più giovane età.

Ciò che, ad ogni buon conto, emerge con evidenza è la riduzione effettiva, nel corso degli anni considerati, di ben 34 unità, circostanza che incide inevitabilmente sulla gestione dei numerosi servizi svolti. Come già evidenziato nelle pagine precedenti, tale carenza è riconducibile principalmente alle politiche di austerità adottate dai governi che si sono succeduti alla guida del Paese, con particolare riferimento al blocco del cosiddetto turn over in materia di pensionamenti: “Ne hanno risentito tutti i settori – prosegue Fabio Vaccaro – dall’attività di prevenzione svolta dalle Volanti impegnate 24 ore su 24 nella copertura del territorio della città di Siena, per quanto il Questore, il dr. Angeloni, abbia deciso di potenziare l’Ufficio in questione anche con personale giovane tenuto conto della gravosità dei turni. Questa scelta, ad ogni buon conto, è andata ad intaccare la funzionalità di altri Uffici della Questura. Le Volanti dei due Commissariati dislocati in provincia, vale a dire Poggibonsi e Chiusi, sono in notevoli difficoltà risentendo, più di altri, della mancanza di personale. L’aumento delle condotte criminali a Siena e provincia e la diminuzione dell’organico, inoltre, sta mettendo a dura prova anche le attività investigative dovendo far fronte alle sempre più numerose deleghe che arrivano dall’Autorità Giudiziaria. Analoga situazione si registra per gli Uffici Amministrativi, quelli che, come l’Ufficio Passaporti, l’Ufficio Armi e l’Ufficio Immigrazione, quelli a diretto contatto con i cittadini. Negli ultimi tempi, il personale è falcidiato anche dalle continue e numerose richieste di aggregazione da parte del Ministero dell’Interno per far fronte ad emergenze insorte in altre zone della penisola, procedura che, periodicamente, sottrae personale al territorio senese. Insomma, sussiste una certa difficoltà nel coprire tutti i servizi a cui la Polizia di Stato è chiamata ad effettuare, determinando una maggiore pressione sul personale chiamato a soddisfare le richieste della collettività. Il governo attuale, pur invertendo il trend negativo del turn-over non riesce a colmare i vuoti causati dai pensionamenti degli ultimi anni”.

Si comprende, dunque, che l’invecchiamento del personale della Polizia di Stato, senza un adeguato avvicendamento, incide sullo svolgimento delle attività istituzionali sia a Siena che nell’intera provincia.

L’unica nota positiva – conclude il sindacalista – è al momento rappresentata da una età media che ha subito una diminuzione grazie all’ingresso di giovani poliziotti, seppur con un saldo negativo della forza effettiva e questo, se da un lato ha comportato maggiore affinità con le nuove tecnologie e con la digitalizzazione di numerosi sistemi, dall’altro ha comportato una perdita di competenza acquisita sul campo con l’esperienza di chi conosceva bene il territorio, elemento indispensabile per “leggere” i fenomeni criminali anche a fini preventivi, nonché, una maggiore capacità di gestione degli interventi sul territorio, anche quelli che possono sembrare, a prima vista, come interventi di routine ma che, poi, possono sfociare, in situazioni conflittuali”.

 

[1] Rapporto ISTAT 2025. Roma, 21 maggio 2025.

[2] Rapporto ISTAT 2025. Roma, 21 maggio 2025.

[3] Fonte: worldOmeter.

[4] Fonte: Eurostat.

[5] Fonte: Eurostat.

[6] Rapporto ISTAT 2025. Roma, 21 maggio 2025.

[7] Fonte: WorldOmeter.

[8] Fonte: Corriere della Sera su base ISTAT, 10 febbraio 2026.

[9] Fonte: Corriere della Sera 10 febbraio 2026.

[10] Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2025.

[11] Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2025.

[12] Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria Generale dello Stato. “Commento ai principali dati del Conto Annuale, periodo 2014/2023 (dati aggiornati al 12 dicembre 2024)”.

[13] GOV.UK – Police workforce, England and Wales: 31 March 2025 (second edition).

[14] INSEE Mesurer pour comprendre. “Securitè et societè”. Edition 2021.

[15] Bundespolizei – Federal Police. Annual Report 2024.

[16] Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria Generale dello Stato. “Commento ai principali dati del Conto Annuale, periodo 2014/2023 (dati aggiornati al 12 dicembre 2024)”.

[17] Ministero dell’Interno “Piano integrato di attività ed organizzazione (PIAO) per gli anni 2025/2027”.

[18] RaiNews 21 maggio 2021.

[19] Fonte: FSP Polizia di Stato.


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