Intervista al sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai. Case Study sull’efficacia dell’azione politico-amministrativa nel fronteggiare dinamiche demografiche

di Enrico Ubiali

 

Premessa

L’intervista al Sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, rappresenta un’occasione unica per approfondire un tema estremamente attuale: la questione demografica in Sardegna. Il tasso di natalità nella seconda isola maggiore italiana desta notevoli preoccupazioni, anche ponendolo in relazione alla media nazionale: si tratta del valore più basso italiano, cui si sommano le spinose questioni dell’emigrazione e dello spopolamento, soprattutto nelle aree interne.

Ciononostante, il Comune di Loiri Porto San Paolo risulta in controtendenza rispetto alla media regionale[1], spinto da un’attrattività non solo turistica. Il comune gallurese al centro di questa analisi risulta attrattivo per nuove residenze e per fornire ai propri abitanti una propria specifica dimensione di vita. Anche grazie a un’attenta politica delle istituzioni locali, i servizi offerti e la prossimità a Olbia, rendono Loiri Porto San Paolo quasi un unicum nel contesto isolano. Trattandosi oltretutto di un comune con una popolazione al di sotto dei 5.000 abitanti, risulta beneficiario delle policies regionali, in special modo quelle a sostegno della natalità.

Aver avuto l’opportunità di intervistare il sindaco Francesco Lai, oltretutto, ci può fornire multiple prospettive che abbracciano non solo Loiri Porto San Paolo. Egli difatti ricopre ruoli amministrativi e istituzionali. Tra essi menzioniamo la Presidenza dell’Area Marina Protetta di Tavolara, il ruolo di Consigliere presso la Provincia Nord-Est Gallura, nonché presso ANCI.

L’intervista focalizzata su Loiri Porto San Paolo si colloca metodologicamente come un case study, proprio per la sua specificità. La prospettiva istituzionale multilivello fornitaci da Francesco Lai è un esempio concreto e si fonda sull’esperienza amministrativa e politica di uno stakeholder socialmente attivo nel territorio già dapprima del primo mandato come sindaco.

Segue l’intervista integrale gentilmente concessaci per il blog “Demograficamente”. Questo case study si colloca come un importante tassello di un’analisi di ampio respiro sulla prospettiva demografica sarda.

 

L’intervista

Dall’alto del Suo ruolo di Sindaco, Consigliere Provinciale nonché di Consigliere Nazionale ANCI, come vede il problema demografico in Sardegna?

Il tema demografico rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e strutturali per la Sardegna. Non è soltanto una questione di numeri, ma di prospettiva, di equilibrio sociale ed economico, di futuro delle nostre comunità.

Da Sindaco di Loiri Porto San Paolo, ma anche nel mio ruolo di Consigliere Provinciale e Consigliere Nazionale di ANCI, osservo un fenomeno che presenta due facce: da un lato lo spopolamento dei piccoli centri dell’interno, dall’altro una crescita spesso disordinata o comunque fragile delle aree costiere e turistiche.

La Sardegna registra un calo delle nascite costante, un progressivo invecchiamento della popolazione e una migrazione giovanile che impoverisce il tessuto sociale e produttivo. I nostri giovani spesso sono costretti a lasciare l’isola per studiare o lavorare, e troppo raramente riescono a rientrare. Questo genera un circolo vizioso: meno giovani significa meno servizi, meno scuole, meno imprese, e quindi meno attrattività.

Il problema demografico non può essere affrontato solo con incentivi alla natalità. Serve una strategia integrata: lavoro stabile e qualificato, servizi efficienti, infrastrutture moderne, continuità territoriale realmente efficace, sostegno alle famiglie, politiche abitative accessibili e investimenti sull’innovazione.

Come amministratori locali, siamo il primo presidio istituzionale sul territorio e spesso intercettiamo per primi i segnali di disagio e di cambiamento. Tuttavia, è evidente che la risposta deve essere multilivello: Regione, Stato e Unione Europea devono riconoscere alla Sardegna una condizione strutturale di insularità che incide profondamente sulla competitività e sulle opportunità.

Credo che la sfida demografica possa trasformarsi in un’opportunità se sapremo puntare sulla qualità della vita, sulla sostenibilità, sulla valorizzazione delle nostre identità e su un modello di sviluppo che metta al centro le persone. La Sardegna ha grandi potenzialità: sta a noi creare le condizioni perché le nuove generazioni scelgano di restare – o di tornare.

 

Il Comune che Lei amministra da due mandati sembra dare segnali in controtendenza. Come spiega questo fenomeno di crescita demografica a Loiri Porto San Paolo?

Il dato demografico di Loiri Porto San Paolo rappresenta certamente un segnale incoraggiante, soprattutto in un contesto regionale complesso come quello della Sardegna.

La crescita che stiamo registrando è frutto di diversi fattori. Innanzitutto, la qualità della vita: un territorio attrattivo, sicuro, con servizi in miglioramento e un forte legame con l’ambiente. Negli ultimi anni abbiamo lavorato per potenziare le infrastrutture, migliorare l’offerta scolastica, sostenere le famiglie e rendere il Comune più efficiente dal punto di vista amministrativo.

Un altro elemento determinante è la posizione strategica: la vicinanza a poli economici e infrastrutturali importanti, al porto e all’aeroporto, unita alla dimensione ancora “a misura d’uomo” della nostra comunità, rende il territorio appetibile sia per giovani coppie sia per chi sceglie di trasferirsi per lavoro o per qualità della vita.

Naturalmente, la crescita porta con sé nuove responsabilità. Aumentare la popolazione significa programmare con attenzione: servizi, urbanistica, scuole, viabilità, sostenibilità ambientale. Il nostro obiettivo non è crescere a tutti i costi, ma crescere bene, mantenendo equilibrio e identità.

Se oggi registriamo segnali positivi, è perché abbiamo cercato di governare il territorio con visione e pianificazione, mettendo al centro le persone e non solo i numeri.

 

I Comuni sotto i 5.000 abitanti come il Suo lottano contro lo spopolamento, anche attraverso misure che la Giunta Regionale ha potenziato, come il “bonus bebè”, che si somma agli incentivi statali alla natalità. Come ne giudica l’impatto sul Suo territorio?

Nei Comuni sotto i 5.000 abitanti, come Loiri Porto San Paolo, ogni nuova nascita non è solo un fatto privato e familiare, ma rappresenta un segnale di fiducia nel futuro della comunità.

Le misure messe in campo dalla Regione, come il cosiddetto “bonus bebè”, che si affiancano agli incentivi statali alla natalità, hanno sicuramente un valore positivo. Sono strumenti che alleggeriscono il carico economico sulle famiglie nei primi anni di vita dei figli, una fase in cui le spese sono significative e spesso coincidono con una maggiore fragilità lavorativa, soprattutto per le giovani coppie.

Nel nostro territorio l’impatto è stato apprezzabile, in particolare come segnale politico e istituzionale: le famiglie percepiscono una maggiore attenzione e vicinanza. Tuttavia, è importante essere chiari: nessun contributo economico, da solo, può invertire il trend demografico.

La natalità cresce dove esistono condizioni strutturali favorevoli: servizi per l’infanzia efficienti, scuole di qualità, stabilità lavorativa, politiche abitative sostenibili, una rete sociale solida. Gli incentivi economici funzionano se inseriti in una strategia più ampia e integrata.

Per questo, come amministrazione comunale, abbiamo cercato di affiancare alle misure regionali politiche locali concrete: sostegno ai servizi educativi, attenzione al trasporto scolastico, supporto alle famiglie in difficoltà e programmazione urbanistica equilibrata.

Il contrasto allo spopolamento richiede continuità, visione e collaborazione tra livelli istituzionali. I bonus sono un tassello importante, ma la vera sfida è costruire territori nei quali mettere al mondo un figlio sia una scelta possibile, sostenibile e serena.

 

Lei ha saputo valorizzare i fondi del PNRR anche con attenzione alle nuove generazioni. Quanto è stato importante il coordinamento tra istituzioni comunali, regionali e statali per raggiungere questi ambiziosi obiettivi?

L’ottenimento del finanziamento PNRR per il nuovo asilo comunale, pari a 2,1 milioni di euro, rappresenta per Loiri Porto San Paolo un investimento strategico sul futuro. Non si tratta solo di un’opera pubblica, ma di una scelta politica chiara: mettere le nuove generazioni e le famiglie al centro della programmazione amministrativa.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha offerto ai Comuni un’occasione straordinaria, ma anche una sfida complessa. Accedere ai fondi non è stato automatico: ha richiesto capacità progettuale, rapidità amministrativa, visione e una struttura tecnica in grado di rispettare tempi e standard molto rigorosi.

In questo percorso, il coordinamento tra livelli istituzionali è stato determinante. Il dialogo tra Comune, Regione e Stato ha consentito di allineare obiettivi, procedure e tempistiche, evitando sovrapposizioni e criticità.

Per un Comune delle nostre dimensioni, la collaborazione istituzionale non è un’opzione, ma una necessità. La Regione svolge un ruolo fondamentale di raccordo e supporto, mentre lo Stato definisce il quadro strategico e le linee di finanziamento. Il Comune, dal canto suo, è il soggetto attuatore che traduce le risorse in opere concrete per i cittadini.

Il nuovo asilo non è solo una risposta alla domanda educativa, ma un segnale forte alle giovani coppie: investire sull’infanzia significa creare le condizioni perché le famiglie scelgano di vivere e restare nel nostro territorio. Questo è il vero senso del PNRR: trasformare le risorse straordinarie in opportunità strutturali e durature per la comunità.

 

Lei è anche Consigliere Provinciale nonché Consigliere Nazionale ANCI. Quale è la Sua opinione su questi temi a livello aggregato “Gallura Nord-Est Sardegna”?

Nel mio ruolo di Consigliere Provinciale e di Consigliere Nazionale di ANCI, ho la possibilità di osservare queste dinamiche non solo dal punto di vista del singolo Comune, ma in una prospettiva territoriale più ampia, che riguarda l’area della Gallura e il Nord-Est della Sardegna.

La Gallura presenta caratteristiche peculiari rispetto ad altre aree dell’isola. Esistono poli di attrazione economica e turistica che generano movimento demografico, ma questo non significa che il problema non esista. Piuttosto, assume una forma diversa: stagionalità marcata, squilibri tra fascia costiera e aree interne, difficoltà di accesso alla casa per i residenti, pressione sui servizi nei periodi di picco.

In un’ottica “Gallura Nord-Est Sardegna”, la sfida non è solo contrastare lo spopolamento, ma governare uno sviluppo equilibrato. Occorre rafforzare i servizi sovracomunali, migliorare le infrastrutture materiali e digitali, garantire continuità territoriale efficace e sostenere un tessuto produttivo che vada oltre la monocultura turistica.

A livello aggregato emerge con forza la necessità di fare sistema tra Comuni. Le politiche demografiche, scolastiche, sociali e abitative non possono essere frammentate. Serve una pianificazione territoriale integrata che tenga conto dei flussi reali di popolazione, dei pendolarismi e delle dinamiche economiche dell’intera area.

Come ANCI sosteniamo da tempo che i Comuni debbano essere messi nelle condizioni di cooperare stabilmente, con strumenti normativi e finanziari adeguati. I Comuni sono i veri erogatori di politiche e servizi e devono avere le risorse che meritano, invece assistiamo troppo spesso a tagli indiscriminati, nonostante siamo uno dei centri di costo minori rispetto agli enti pubblici. Per fortuna quest’anno la regione Sardegna ha aumentato il fondo unico alle autonomie locali di 100 Milioni di euro, consentendo una grande boccata di ossigeno per gli enti territoriali. Il futuro della Gallura e del Nord-Est Sardegna dipenderà dalla capacità di trasformare le differenze territoriali in un punto di forza, costruendo un modello di sviluppo coeso, sostenibile e capace di offrire prospettive concrete alle nuove generazioni.

 

Il territorio gallurese è spesso stato menzionato come attrattivo per persone pensionate che vorrebbero vivere la vecchiaia in un luogo con un buon clima e accoglienza. I problemi logistici e sanitari (pronto soccorso in primis) paiono però scoraggiare questo tipo di potenziali nuovi residenti. Cosa prospetta in tal senso, con speciale riferimento agli obiettivi sinergici con la Regione?

La Gallura è oggettivamente un territorio attrattivo: qualità ambientale, clima favorevole, sicurezza, dimensione comunitaria. È comprensibile che molte persone, anche provenienti da altre regioni o Paesi, valutino quest’area per vivere una fase della vita più serena.

Tuttavia, l’attrattività non può prescindere dalla solidità dei servizi, in particolare quelli sanitari e logistici. Il tema del pronto soccorso, della medicina territoriale e dei tempi di accesso alle cure rappresenta una priorità assoluta. Un territorio che ambisce a essere accogliente per famiglie, giovani e pensionati deve garantire standard adeguati di assistenza sanitaria.

In questo senso, il rapporto sinergico con la Regione è fondamentale. La programmazione sanitaria non è competenza comunale, ma i Comuni sono il primo punto di ascolto dei cittadini e hanno il dovere di rappresentarne con forza le esigenze. L’obiettivo deve essere duplice: rafforzare i presidi ospedalieri di riferimento del Nord-Est Sardegna e, parallelamente, potenziare la sanità territoriale – case di comunità, medicina di base, assistenza domiciliare – anche attraverso le opportunità offerte dal PNRR.

 

Un’ultima domanda, con la prospettiva di un decennio: quali sono le ricette politiche e sociali con cui la Sardegna può riguadagnare attrattività demografica a 360°?

Se guardiamo a un orizzonte di dieci anni, la Sardegna deve affrontare la questione demografica non come un’emergenza, ma come una priorità strutturale e trasversale a tutte le politiche pubbliche.

La prima “ricetta” è il lavoro. Senza occupazione stabile e qualificata, ogni altra misura rischia di essere insufficiente. Serve diversificare il modello economico regionale, investendo su innovazione, filiere produttive locali, economia del mare, agroalimentare di qualità, energie rinnovabili e nuove tecnologie. La Sardegna non può dipendere esclusivamente dalla stagionalità turistica.

La seconda leva è quella dei servizi: scuola, sanità, trasporti, infrastrutture digitali. L’insularità deve essere riconosciuta pienamente come condizione strutturale, compensata con politiche nazionali ed europee adeguate. Vivere in Sardegna non deve significare avere meno opportunità rispetto alla terraferma.

Terzo elemento fondamentale è la casa. Occorre una politica abitativa che tuteli i residenti, in particolare giovani coppie e lavoratori, evitando squilibri eccessivi nei territori a forte pressione turistica.

Poi c’è il tema culturale e sociale: dobbiamo costruire una narrazione nuova della Sardegna, non solo come luogo bello da visitare, ma come luogo dove si può realizzare un progetto di vita. Questo significa investire su università, ricerca, formazione professionale e rientro dei giovani sardi che hanno maturato esperienze fuori dall’isola.

Infine, la governance. I Comuni, anche attraverso il lavoro di coordinamento svolto in seno ad ANCI, devono essere messi nelle condizioni di programmare a lungo termine, con risorse certe e minore frammentazione normativa. Senza stabilità istituzionale e finanziaria, è difficile costruire politiche demografiche efficaci.

In sintesi, la Sardegna può riguadagnare attrattività demografica solo se saprà garantire tre cose: opportunità, servizi e qualità della vita. Se riusciremo a tenere insieme questi elementi con una visione condivisa tra Regione, Stato e autonomie locali, nei prossimi dieci anni potremo non solo frenare il declino demografico, ma invertire la tendenza in modo solido e duraturo.

 

Principali fonti web (ultima consultazione 11 marzo 2026)

https://www.regione.sardegna.it/argomenti/argomenti-speciali/misure-anti-spopolamento

https://www.regione.sardegna.it/misure-anti-spopolamento/bonus-bebe

https://www.comune.loiriportosanpaolo.ss.it/persona_pubblica/francesco-lai-sindaco

https://www.comune.loiriportosanpaolo.ss.it/attuazione-misure-pnrr

https://demo.istat.it/app/?i=POS&l=it (dati Provincia di Sassari).

https://www.galluraoggi.it/loiri-porto-san-paolo/cresce-popolazione-loiri-calo-demografico-lontano-9-gennaio-2026

 

[1] Loiri Porto San Paolo registra un incremento demografico del +2,4% nel 2025 (da 3.881 a 3.974 residenti, dati ISTAT al 31/12/2025). Tutto ciò si colloca in controtendenza rispetto al dato sulla media regionale sarda, stimata allo 0,5-1% sullo stesso periodo.


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