di Cinzia Buccianti
1. Per cominciare
Con crescente chiarezza si registra in Italia un calo delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione. La bassa natalità, dovuta a fattori economici, sociali e culturali, rappresenta oramai una criticità strutturale per il sistema paese. Il punto cruciale è stato il 2014, quando si registrarono poco più di 500mila nascite. Dieci anni dopo, nel 2024 le nascite si sono ridotte a 370mila unità: nuovo minimo storico! La riduzione è dovuta anche a fattori strutturali. I potenziali genitori sono pochi e ovviamente pochi genitori metteranno al mondo pochi figli. Questi genitori sono frutto del calo della fecondità iniziato già nel XX secolo (allora si parlava di malessere demografico, oggi di inverno demografico). Pur registrando nei primi anni 2000 una moderata ripresa, soprattutto grazie alle migrazioni e ai ricongiungimenti familiari, il trend di fondo rimase negativo.
2. Popolazione italiana e popolazione senese: andamenti
Una delle principali curve demografiche è quella inerente l’andamento della popolazione totale: dal 2014 al 2019 l’Italia ha perso 705mila abitanti. Nel 2020, anche a causa del COVID, l’Italia perse 405mila unità, come se fosse cioè sparita una città più grande di Bologna. Valore, questo, determinato dal basso numero di nati (404mila) e dall’alto numero di decessi (740mila). Dal 2021 al 2024 si ebbe un’ulteriore diminuzione dei residenti e delle nascite con un tasso di fecondità di poco superiore a 1 figlio per donna. Questo tasso deve essere pari a 2 affinché ogni donna garantisca la sostituzione di sé stessa e del suo partner.
La popolazione di Siena, come si vede dalla figura 1 (costruita su dati anagrafici gentilmente forniti dall’ufficio Statistica del Comune, che ringrazio) mostra un calo a picco nel 2022 e una risalita dopo il 2024 in sintonia con l’andamento del saldo naturale e del saldo migratorio. Relativamente a quest’ultimo, si evidenziano da relativo grafico due periodi di oscillazione, legati il primo alla crisi economica del principale istituto di credito presente sul territorio (primi anni del terzo millennio) nonché ai “fine tuning” legati al censimento del 2011, mentre il secondo è dovuto all’effetto COVID. Per quanto attiene al saldo naturale, l’andamento rimane stabilmente negativo, senza alcun miglioramento nemmeno per lo sperato “COVID Baby Boom”.
In sintesi, nel tempo, la popolazione totale a Siena è scesa al di sotto dei livelli degli anni ’70 dello scorso secolo, stabilizzandosi intorno ai 53mila abitanti.

Figura 1. Popolazione residente. Siena (2000-2025).

Figura 2. Trend nati e morti. Siena (2000-2025).
3. “Poste” biologiche e sociali della popolazione a Siena
Come mostra la figura 2, a Siena l’andamento del numero dei nati è calante, tanto che essi passano da 358 unità del 2015 a 311 unità del 2024 con un ipotizzabile tasso di fecondità totale in linea con quello nazionale e pari a circa un figlio per donna.
L’andamento del saldo naturale (differenza fra nati e morti) e del saldo migratorio (differenza fra immigrati ed emigrati) mostra (fig. 3) quanto l’immigrazione sia fondamentale non solo in termini di apporto di manodopera, ma perché mitiga anche a Siena, così come in Italia, il saldo naturale negativo, sostenendo la crescita della popolazione, rappresentando l’unico motore della crescita demografica e contribuendo al PIL attraverso il lavoro. Questo emerge anche dalla figura relativa al trend immigrati ed emigrati.

Figura 3. Saldi naturale e migratorio. Siena (2000-2025).

Figura 4. Trend immigrati ed emigrati (2000-2024).
Una delle cause chiave della denatalità a Siena è lo spostamento verso i comuni limitrofi dei giovani, attratti da condizioni di vita più sostenibili a partire dai costi delle abitazioni. Acquistare casa a Siena costa quasi il doppio rispetto ai dintorni (ad esempio, ad Asciano, Monteroni d’Arbia, Monteriggioni). Gli affitti seguono lo stesso trend: Siena registra i canoni più alti della provincia. Queste disparità spingono molte coppie giovani e famiglie a stabilirsi fuori dal capoluogo, dove con redditi equivalenti possono permettersi case più ampie o mutui e locazioni meno gravosi. L’effetto demografico è evidente: Siena da anni oscilla intorno ai 52-54 mila residenti con tendenza al calo, mentre centri limitrofi come Sovicille e Monteriggioni, sono cresciuti nell’ultimo ventennio. Di conseguenza, la popolazione di Siena risulta sempre più anziana e con meno nuclei familiari giovani.
A queste dinamiche si somma poi l’impatto dell’overtourism sul centro storico senese, che aggrava l’esodo residenziale. Siena, mèta turistica internazionale, vede gran parte della sua economia urbana orientarsi verso i visitatori “mordi-e-fuggi” – disposti a pagare prezzi elevati – con la conseguenza di aumentare il costo della vita e degli immobili in centro. Molti appartamenti sono destinati ad affitti brevi e B&B turistici, facendo lievitare i prezzi e riducendo la disponibilità di alloggi per i residenti. La “turistificazione” spinge servizi e prezzi a misura di turista ed espelle progressivamente i senesi dal cuore della loro città. I comuni circostanti risultano invece più vivibili e accessibili, privi delle folle di visitatori e degli eccessi del mercato immobiliare turistico. Questi fattori combinati contribuiscono direttamente alla denatalità nel capoluogo: la fuoriuscita di giovani adulti riduce il bacino potenziale di nuove nascite a Siena, mentre le famiglie si formano e crescono più facilmente nei comuni limitrofi, lasciando al capoluogo una popolazione mediamente più anziana e dipendente dal turismo. In sostanza, il caro-casa e l’overtourism stanno trasformando Siena in un centro sempre meno a misura di famiglia, alimentando un circolo vizioso di calo demografico e invecchiamento strutturale.
4. Invecchiamento demografico in Italia e a Siena
L’Italia è un paese di vecchi e non per giovani: quasi un quarto della popolazione italiana ha 65 e più anni. L’indice d’invecchiamento, ovvero la percentuale di ultra-65enni ogni 100 bambini fra 0 e 14 anni è nel nostro paese pari quasi al 200%. La speranza di vita alla nascita aumenta, attestandosi su valori superiori agli 80 anni, tanto per gli uomini quanto per le donne, con queste ultime che vivono più a lungo anche se il gap fra i due sessi tende a ridursi per i progressivi cambiamenti stile di vita. L’età media in Italia è superiore a 48 anni circa, contro i circa 44 anni dell’UE.
Le persone con un’età di almeno 90 anni sono passate in Italia da circa 200mila degli anni ’90 dello scorso secolo a circa 800mila di oggi e tra poco meno di 10 anni supereranno il milione. L’invecchiamento comporta un aumento della spesa sanitaria e farmaceutica, nonché uno sviluppo delle strutture sanitarie affinché possano garantire una sopravvivenza dignitosa ad un numero crescente di anziani.
La distribuzione per sesso e per singola età della popolazione senese, rappresentata tramite le piramidi della popolazione, mostra i mutamenti verificatisi dal 1971 ad oggi. La piramide, che già nel 1971 aveva perso la sua tradizionale forma triangolare, nel 2025 appare simile ad un cono rovesciato. Ciò significa che la forma piramidale cambia progressivamente tra il 1971 e il 2025 con la base che si restringe (nuovi nati e giovanissimi calano a vantaggio degli anziani). La componente femminile prevale nelle età avanzate per la maggiore mortalità maschile pur con un gap tra i due sessi, che tende a diminuire negli anni al crescere dell’età.
Tutto ben si legge dalle piramidi a seguire (fig. 5).

Figura 5. Distribuzione per sesso e per singola età della popolazione senese.
A conferma dell’elevato invecchiamento della nostra città, la tabella 1 che segue mostra dati esemplificativi.
Tabella 1. Valori e indici.

L’indice di vecchiaia (% 65+/0-14) cresce costantemente fra il 1971 e il 2025, quando si attesta intorno al 270%, segnalando una sempre maggiore prevalenza degli anziani sulla fascia giovanile. È ragionevole pensare che su questo valore pesi particolarmente la popolazione anziana residente nel centro storico della città, che già nel 2016 registrava un indice d’invecchiamento pari al circa il 280% a fronte di un valore di 244% per quanto riguarda i confini comunali. La Toscana, al 2024, registrava un indice di vecchiaia intorno al 190%. L’indice di dipendenza totale (% giovani+anziani / popolazione attiva) a Siena risulta in aumento unitamente all’indice di dipendenza anziani, a fronte di un indice di dipendenza giovani in calo. Questo conferma un progressivo aumento del carico degli anziani sulla fascia lavorativa. Gli ultra80enni sono più che raddoppiati in valore assoluto tra il 1971 e il 2025 e l’età media, pari a 50 anni nel 2025, risulta particolarmente elevata.
Secondo le previsioni ISTAT, entro il 2031 la fascia di età over 64 crescerà di circa 2mila unità e quella under 19 diminuirà di almeno 600. Il ritratto sociale mostra così più anziani e meno giovani, con rilevanti impatti economico-sociali. L’invecchiamento prolungato implica un maggior carico sul welfare, minore forza lavoro e una domanda più debole di servizi con rischi di rallentamento socio-economico. Questo scenario a livello nazionale, ma anche locale, impone provvedimenti, politiche efficaci sulla natalità, a vantaggio delle famiglie, adeguati servizi socio-sanitari, ecc.
Un piccolo accenno al TFT, ovvero al tasso di natalità totale inteso come numero medio di figli per donna. A Siena esso è fra i più bassi d’Italia, paragonabile a quello, ad esempio, in Sardegna e in Liguria. Tramite il metodo Own-Children (dei figli propri) applicato ai dati anagrafici 2025, abbiamo analizzato la dinamica degli ultimi 8 anni (2017-2024) della fecondità. L’Own-Children è un metodo indiretto che permette di stimare la fecondità a partire da dati di stock, dalla struttura cioè per sesso ed età della popolazione, sfruttando i legami parentali, la tabella a seguire riassume gli indicatori principali e si osserva un TFT inferiore a 1 figlio per donna nel periodo considerato.
Tabella 2. Fecondità stimata con metodo Own-Children – Comune di Siena, nascite 2017-2024.

Dal punto di vista strutturale, la distribuzione per età dei tassi specifici evidenzia come a Siena la fecondità sia concentrata prevalentemente nelle classi di età mature. I tassi di fecondità sotto i 25 anni risultano estremamente bassi (appena 0,64‰ annuo a 15-19 anni e 6,2‰ a 20-24 anni), segno che le nascite tra le giovanissime sono eventi rari e che le donne senesi tendono a posticipare di molto la maternità. La fecondità aumenta nelle classi 25-29 e soprattutto 30-34 anni, ma raggiunge il picco massimo nella classe 35-39 anni, con un tasso di 67,2‰ – leggermente superiore al 63,6‰ registrato per la fascia 30-34 anni. Questo profilo indica un calendario di fertilità spostato in avanti: molte donne hanno il primo figlio non prima della metà dei trent’anni e una quota significativa di nascite avviene anche tra 35 e 39 anni. L’età media al parto risulta di conseguenza elevata: dalle nostre stime risulta intorno ai 34-35 anni per le residenti senesi nel periodo, ben al di sopra della media italiana (che ha già raggiunto 32,4 anni nel 2022). In particolare, l’età media al primo figlio – stimata più avanti – risulta anch’essa molto alta a Siena, denotando un rinvio marcato delle nascite al primo ordine. Dopo i 40 anni la fecondità declina rapidamente (tasso 18,96‰ a 40-44 anni, trascurabile oltre i 45 anni), indicando che poche donne riescono a rimandare la maternità oltre i quarant’anni. Complessivamente, la curva di fecondità di Siena appare fortemente spostata verso le età mature, tratto tipico delle popolazioni caratterizzate da fecondità bassa e tardiva.
5. Suggerimenti utili
È necessario creare o incentivare le condizioni affinché i figli non rappresentino un problema per le persone, ma una libertà. La stessa imprenditoria deve essere disponibile e sensibile a queste problematiche, evitando fenomeni discriminatori nei confronti di donne-madri e/o di donne in età fertile. Si tratta soprattutto di un problema culturale, ma laddove si individuino soluzioni innovative, deve essere dato loro sostegno. Insomma, occorre un maggiore coinvolgimento del mondo imprenditoriale nel senso dell’assunzione di una responsabilità sociale collettiva per assicurare la sostituzione generazionale.
Non è solamente lo Stato a doversi muovere: ritengo, infatti, che si debba ragionare in chiave di welfare di comunità, favorendo anche la responsabilità del ruolo paterno in termini di cura della prole. Il privato illuminato è colui che consente alle lavoratrici e ai lavoratori di conciliare vita privata e vita lavorativa. Per far ciò, sono necessarie risorse e regolamentazione. In particolare, lo smart working, tristemente conosciuto in quanto sorto per lavorare durante la pandemia, deve trasformarsi in una opportunità, non deve essere demonizzato, ma adeguatamente disciplinato affinché le famiglie possano farvi ricorso. Occorre poi il giusto contesto, nel senso di sensibilità e sviluppo della cultura della famiglia. Un modello culturale che dia giusto valore ai bambini che, rappresentando il futuro, garantiscono la continuità.
Verosimilmente la secolarizzazione e l’individualismo hanno influenzato negativamente la fecondità. Nelle società moderne mettere al mondo un figlio non significa più generare forza lavoro per il contesto familiare (nell’economia agricola preindustriale, il figlio lavorava la terra), ma introdurre un figlio nel contesto economico e sociale che va oltre l’ambito familiare. In particolare, il fattore decisivo che influenza la fecondità deve essere ricercato in fattori culturali (soprattutto nel capitale sociale, cioè nei valori civici e nel senso di appartenenza ad una comunità, piuttosto che nei valori familiari). Manca uno stato sociale efficiente che attui una esplicita politica familiare: si assiste così ad una mancanza di fiducia nei confronti della società e delle istituzioni che influenza negativamente il tasso di fecondità. È vero, tuttavia, che la fecondità non dipende esclusivamente da fattori culturali, ma anche da fattori economici che possono determinare quello che gli economisti chiamano “barriera all’ingresso”.
Il capitale sociale ha un proprio ruolo nell’influenzare il tasso di fecondità, indipendentemente dai fattori economici. Si deve poi attuare un’adeguata politica dell’immigrazione. Un’immigrazione che deve essere senz’altro regolata, ma anche accogliente e funzionale al sistema-Paese, che tenga in considerazione la componente degli immigrati di prima generazione che invecchiano. È innegabile, inoltre, come le politiche familiari, determinando condizionamenti economici e incentivi, influenzino la fecondità. Recentemente sono stati introdotte nell’ordinamento varie misure come l’assegno unico, il reddito sociale minimo, il congedo parentale per gli uomini, ecc. Ritengo personalmente che gli interventi normativi non debbano avere natura assistenziale, ma prettamente demografica. In altri termini: gli interventi normativi devono distinguere le misure di sostegno del reddito (redistributive) da quelle orientate alla demografia: si deve ragionare nel lungo periodo e non esclusivamente nel breve.
Occorre infine predisporre un adeguato piano della comunicazione: ricordare e promuovere la bellezza e l’importanza dei figli è un dovere etico.
6. Strutture familiari
Sulla base dei dati anagrafici forniti dal Comune di Siena alla data dell’1 settembre 2025 e conseguentemente elaborati come fossero dati censuari, ovvero dati di stock, abbiamo effettuato anche una breve analisi sulle strutture familiari.
A fronte di una popolazione pari a circa 53mila unità (53.372) si contano in valore assoluto 26.894 famiglie depurate dalle convivenze (ovvero da collegi, caserme, ospedali, eccetera e quindi da tutti coloro che per motivi di studio, militari, di cura vivono insieme) per una media di componenti per nucleo pari a circa meno di due unità.
Dalla figura 6, si nota come la struttura prevalente è quella definita “coppie con figli” che rappresenta più del 40% di tutte le altre strutture seguita poi dalle “coppie senza figli” pari a poco più del 21% ed infine le famiglie mono personali. Fenomeno quest’ultimo, quello delle famiglie mono personale, in esplosione a Siena come altrove in Italia: infatti, esse rappresentano circa un terzo dei nuclei familiari italiani. Si prevede anche un ulteriore aumento nel futuro a causa della crescita costante dell’invecchiamento demografico. Esse sono essenzialmente composte da donne anziane vedove, sole a causa del fenomeno della super mortalità maschile.

Figura 6. Distribuzione della popolazione per tipologia familiare (Siena, convivenze escluse).
La scelta dei giovani di vivere da single nel nostro paese e nella nostra città, benché presente, non è così scontata, come ad esempio nei paesi del Nord Europa, a causa soprattutto di fattori socio-economici e di certi retaggi culturali.
La figura 7 evidenzia la distribuzione delle famiglie per numero dei componenti e riflette, a conferma di quanto già detto, una dimensione media familiare piuttosto contenuta. La media aritmetica mostra un valore di 1,96 componenti. Tale valore è inferiore alla media nazionale pari a 2,24 e a quella toscana pari a 2,19 secondo i dati del censimento 2021. Si conferma così la tendenza delle aree urbane ad avere soprattutto una popolazione anziana (ciò è vero soprattutto per Siena e per il suo centro storico) e a presentare nuclei meno numerosi della media nazionale.

Figura 7. Distribuzione delle famiglie per numero di componenti (Siena, escluse convivenze).
Un aspetto importante per comprendere la struttura interna delle famiglie è l’analisi delle relazioni parentali tra i vari membri del nucleo. I dati anagrafici permettono di classificare ciascun individuo presente in famiglia in base al ruolo ricoperto rispetto a quello che oggi è l’intestatario della scheda di famiglia e che un tempo era il capo famiglia.
La figura 8 illustra la distribuzione dei principali gradi di parentela rilevati.
Si evince subito che oltre la metà degli individui nelle famiglie senesi è registrata come intestatario della scheda di famiglia; il secondo gruppo più numeroso è rappresentato da quello dei figli, che conta ben oltre 12mila persone con correlazione di parentela appunto figlio/figlia rispetto all’intestatario stesso. A seguire, abbiamo il ruolo di coniuge (sia esso marito o moglie) e così via. Da notare un numero non trascurabile di conviventi con vincoli affettivi, pari a 2.784 persone.

Figura 8. Distribuzione aggregata delle relazioni di parentela (Siena, escluse convivenze).
Analizzando poi la composizione della famiglia in funzione della dimensione del nucleo stesso (un componente, due componenti, fino a 5 e più) e dell’età dell’intestatario/a, possiamo notare dalle due tabelle a seguire – una realizzata per il sesso maschile l’altra per il sesso femminile – l’alta concentrazione degli ultrasessantenni e soprattutto delle ultrasessantenni donne. Queste ammontano a 4101 unità, a fronte di 1760 maschi. Emergono evidenti gli effetti della vedovanza e della maggiore longevità femminile. La mortalità differenziale fra i due sessi, che cresce al crescere dell’età, ha un ruolo decisivo nella composizione delle strutture familiari. Il fenomeno è già emerso nel 2018, quando, sempre secondo i dati anagrafici, gli uomini ultrasessantenni maschi ammontavano a 1283 unità e le femmine a 3717. Tra il 2018 e il 2025 i nuclei mono-personali aumentano sia per i maschi che per le femmine.
In linea generale le heat map 1 e 2 del 2025 mostrano una netta prevalenza di intestatarie femmine nelle fasce di età più anziane a testimonianza, ripetiamo, della familizzazione degli anziani; al contrario, tra gli under 45 prevalgono gli intestatari maschi, in particolare nei nuclei di 3 o 4 componenti. La distribuzione segnala poi che le famiglie numerose con 5 e più componenti sono relativamente rare e si concentrano tra 30 e 59 anni di età.
Nel loro insieme le heat map confermano una stretta relazione tra intestatario della scheda di famiglia, dimensione familiare e differenze di genere nelle strutture familiari a Siena.

Heat map 1. Distribuzione famiglie per età intestatario e numero componenti intestatari maschi (Siena, escluse convivenze).

Heat map 2. Distribuzione famiglie per età intestatario e numero componenti intestatari femmine (Siena, escluse convivenze).
Pare significativo far notare un indicatore rilevante per la struttura sociale del Comune: la presenza dei minori all’interno dei nuclei familiari. Nel Comune di Siena, su oltre 26mila famiglie (escluse le convivenze) quelle in cui è presente almeno un membro di età inferiore a diciott’anni risultano pari a 4669 unità, cioè il 17,4% del totale delle famiglie.
In altre parole, meno di una famiglia su cinque include oggi bambini o ragazzi minorenni. Questo dato piuttosto basso è spiegabile sia con la consistente quota di famiglia di anziani soli, da coppie senza figli, sia con il calo delle nascite registrato negli ultimi decenni. Complessivamente i minori delle famiglie senesi ammontano a poco più di 6800 unità a fronte di circa 53mila individui totali. Ne consegue che solo circa il 13% della popolazione residente rientra nella fascia tra zero e 17 anni, a riprova del forte squilibrio verso le età adulte e avanzate.
La heat map 3 e la figura 9 completano il quadro.

Heat map 3. Distribuzione età delle coppie (unioni civili + convivenze affettive).

Figura 9. Distribuzione per tipologia di coppia (unioni civili + conv. con vincoli aff.).
Esse rappresentano coppie individuate (perché così segnalate nell’archivio anagrafe) come unioni civili e conviventi con vincoli affettivi (intesi diversamente da quanto letto nella figura sulle relazioni parentali). Il numero complessivo è pari a 2337 unità (estrapolate ora dal totale di 26.894 nuclei). La maggioranza appartiene a conviventi con vincoli affettivi mentre le unioni civili restano minoritarie. Questo riflette la scarsa diffusione delle unioni civili formali rispetto alla più frequente scelta della convivenza non matrimoniale. Dal punto di vista delle classi di età prevalgono nettamente le coppie di giovani adulti con concentrazione tra 30 e 49 anni, coerentemente con l’età tipica di formazione della coppia stabile. Tuttavia, osserviamo anche nuclei nelle fasce di età tra 50 e 59 anni e 60 e 69 anni, a testimonianza di come la convivenza di fatto non sia più un fenomeno esclusivo delle nuove generazioni. Da notare che, analizzando la composizione di genere, le coppie maschio-femmina risultano predominanti, ma si registra anche una quota non trascurabile di coppie maschio-maschio e femmina-femmina in particolare civilmente uniti.
Nel complesso, Siena mostra una realtà in linea con le tendenze nazionali. Il modello familiare si diversifica e la scelta di forme alternative al matrimonio tradizionale è ormai consolidata in tutte le fasce sociali e generazionali.
7. Per finire
L’analisi delle dinamiche demografiche del Comune di Siena conferma come i processi di denatalità e invecchiamento costituiscano esiti strutturali di lungo periodo, difficilmente reversibili nel breve termine e fortemente condizionati dall’assetto sociale, economico e territoriale del contesto urbano. I risultati empirici mostrano una contrazione persistente della popolazione in età feconda, un tasso di fecondità totale estremamente basso e un calendario riproduttivo marcatamente posticipato, accompagnati da una profonda trasformazione delle strutture familiari e da un significativo incremento dell’età media.
Tali evidenze suggeriscono che la questione demografica non possa essere interpretata esclusivamente come il risultato di comportamenti individuali o di preferenze culturali, ma debba essere inquadrata all’interno di un sistema di vincoli strutturali che agiscono cumulativamente lungo il corso di vita. In particolare, la riduzione del bacino potenziale dei genitori, la selettività residenziale della popolazione giovane e l’aumento della quota di nuclei di piccole dimensioni contribuiscono a rafforzare meccanismi di auto-riproduzione del declino demografico, rendendo sempre più debole la capacità di recupero endogeno del sistema locale.
Il caso senese evidenzia inoltre come la demografia possa essere considerata un indicatore sintetico delle trasformazioni urbane e sociali. L’elevato livello di invecchiamento, la crescita delle famiglie mono-personali e la marginalità numerica dei nuclei con minori segnalano un mutamento profondo della struttura sociale della città, con implicazioni che vanno oltre la dimensione demografica in senso stretto e investono la sostenibilità del welfare locale, il funzionamento del mercato del lavoro e la vitalità del tessuto comunitario.
Da un punto di vista analitico, i risultati confermano l’importanza di integrare l’osservazione dei fenomeni demografici con una lettura territoriale e longitudinale, capace di cogliere le interazioni tra dinamiche di popolazione, assetti insediativi e forme di organizzazione familiare. In questo senso, l’utilizzo di dati anagrafici di dettaglio e di metodi indiretti di stima della fecondità consente di restituire una rappresentazione più articolata dei processi in atto rispetto alle sole statistiche aggregate.
In conclusione, la traiettoria demografica osservata a Siena si inserisce pienamente nel quadro delle trasformazioni che caratterizzano molte realtà urbane italiane ed europee, ma presenta al contempo specificità legate alla struttura economica, alla configurazione del mercato abitativo e al profilo socio-demografico della popolazione residente.
Il riconoscimento della natura strutturale di tali processi rappresenta un passaggio imprescindibile per qualsiasi riflessione futura sul governo delle dinamiche demografiche, evitando letture emergenziali e favorendo approcci di lungo periodo fondati su un’integrazione tra analisi demografica e politiche territoriali.


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