Turismi del cambiamento: come i mutamenti demografici stanno riscrivendo la domanda di viaggio in Italia

di Barbara Rovetti

Il turismo, più che un semplice settore economico, è una lente interpretativa attraverso cui leggere le metamorfosi della società contemporanea. Come osservava già John Urry (2002), il viaggio costituisce uno specchio della modernità tardo-industriale, in cui la mobilità è non solo fisica ma simbolica, un modo per costruire e negoziare identità. In questa stessa direzione, Zygmunt Bauman (2000) ha riconosciuto nel turista la figura paradigmatica della modernità liquida: un individuo sospeso tra desiderio di libertà e bisogno di appartenenza. Oggi, a oltre vent’anni di distanza, questa prospettiva si rinnova alla luce delle trasformazioni demografiche, tecnologiche e ambientali che stanno ridefinendo le pratiche e i significati del viaggiare.

1. Transizione demografica e nuove forme di mobilità

L’Italia attraversa una delle più profonde transizioni demografiche in Europa. Secondo l’ISTAT (2025), la popolazione residente si attesta a 58,8 milioni di persone, con un’età media di 46,6 anni e un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna. Oltre il 24% dei cittadini ha più di 65 anni, e si prevede che questa quota supererà il 35% entro il 2050 (Eurostat, 2024). La denatalità e l’invecchiamento strutturale non solo trasformano la piramide sociale, ma influenzano direttamente i modelli di consumo e di tempo libero. La cosiddetta longevity society (European Parliament, 2025) spinge verso una riconsiderazione del tempo come risorsa culturale e relazionale. Le persone anziane, più longeve, autonome e con un capitale economico e culturale significativo, diventano protagoniste di un nuovo turismo “silver”, attento al benessere psicofisico, all’accessibilità e alla qualità del tempo. In Italia, secondo ENIT (2024), oltre il 37% dei viaggiatori italiani appartiene oggi alla fascia over 60, con una spesa media giornaliera superiore del 12% rispetto alla media nazionale. Parallelamente, l’immigrazione e la crescente diversità culturale stanno introducendo nuove visioni e abitudini di mobilità. Le seconde generazioni e i “nuovi italiani” alimentano forme di turismo diasporico, che non riguarda più solo il ritorno alle origini ma anche la costruzione di ponti culturali tra territori. Il progetto “Turismo delle radici” del MAECI (2025), che coinvolge oltre 400 comuni italiani, ne è un esempio paradigmatico: un turismo identitario, capace di valorizzare la memoria e la microstoria come risorse di sviluppo locale.

 

1.1. Il turismo silver nella longevity society

Il turismo silver si configura oggi come una delle espressioni più rilevanti della longevity society, andando oltre una definizione puramente anagrafica per assumere una valenza sociale, culturale e territoriale. Non si tratta di un turismo “per anziani” in senso assistenziale, ma di un insieme articolato di pratiche di mobilità che coinvolgono una popolazione longeva, mediamente in buona salute e dotata di risorse economiche e di un significativo capitale culturale. Come evidenziato dal Parlamento Europeo (2025), l’allungamento della vita attiva sta progressivamente ridefinendo il rapporto tra tempo libero, benessere e partecipazione sociale, rendendo il viaggio una componente strutturale dei processi di invecchiamento attivo. La domanda turistica silver, tuttavia, non si presenta come un blocco omogeneo. Al suo interno convivono profili differenziati, legati alle condizioni di salute, alle traiettorie biografiche e alla disponibilità di risorse economiche e relazionali.

Accanto a una fascia di senior ancora fortemente esplorativi, orientati al turismo culturale e naturalistico e a esperienze anche internazionali, si affermano forme di turismo a forte valenza relazionale e intergenerazionale, in cui il viaggio diventa occasione di condivisione con figli e nipoti. Si osserva inoltre una componente crescente di turismo orientato al benessere e alla prevenzione, che privilegia soggiorni medio-lunghi, ritmi lenti e destinazioni di prossimità, così come una domanda più fragile ma non inattiva, che richiede accessibilità, servizi di accompagnamento e modelli di ospitalità inclusiva. Questa eterogeneità interna rende il turismo silver un segmento complesso, che richiede politiche pubbliche e progettazione territoriale differenziate.

Nel complesso, il turismo silver appare fortemente orientato alla qualità dell’esperienza piuttosto che all’intensità del consumo. Prevalgono forme di mobilità destagionalizzate, caratterizzate da un’attenzione al patrimonio culturale e da un interesse per le relazioni con le comunità locali. In questo senso, esso mostra una marcata compatibilità con i territori minori e con le aree interne, dove l’ospitalità diffusa, la dimensione comunitaria e la ridotta congestione rappresentano fattori attrattivi rilevanti. Secondo ENIT (2024), oltre il 40% dei viaggiatori over 60 privilegia destinazioni non congestionate e periodi di bassa stagione, contribuendo in modo significativo alla riduzione della stagionalità dei flussi e al sostegno delle economie locali.

La crescente digitalizzazione del turismo introduce tuttavia nuove tensioni. Se da un lato le tecnologie digitali e i sistemi di raccomandazione basati su intelligenza artificiale consentono una crescente personalizzazione dell’esperienza, dall’altro rischiano di accentuare disuguaglianze generazionali e cognitive. Come rileva l’OECD (2024), il digital divide nel turismo non riguarda soltanto l’accesso alle infrastrutture, ma anche la capacità di orientarsi all’interno di ecosistemi informativi complessi, caratterizzati da piattaforme, interfacce e processi decisionali sempre più automatizzati. Nel turismo silver, ciò può tradursi in una riduzione dell’autonomia di scelta e in una maggiore dipendenza da intermediari, rendendo centrale il tema di un design turistico inclusivo, capace di integrare innovazione tecnologica e relazione umana.

Dal punto di vista demografico e sociale, il turismo silver può essere interpretato come una leva di riequilibrio territoriale e come una forma di welfare leggero. La presenza prolungata di visitatori senior contribuisce al sostegno delle microeconomie locali, al mantenimento dei servizi di prossimità e alla diffusione di forme ibride di residenzialità temporanea, sfumando il confine tra turismo e abitare. Al tempo stesso, il viaggio assume una funzione relazionale e preventiva, contrastando isolamento e solitudine e promuovendo socialità e benessere psicologico. In una società che invecchia rapidamente, il turismo silver non rappresenta dunque un segmento marginale della domanda, ma una componente strutturale dei nuovi equilibri tra mobilità, demografia e coesione sociale.

2. Mutamenti sociali e nuove culture del viaggio

I cambiamenti demografici si intrecciano con la ridefinizione delle culture del tempo e della socialità. Le famiglie monocomponenti, oggi oltre il 34% del totale (ISTAT, 2024), e le biografie frammentate tipiche della società individualizzata (Giddens, 1991) rendono il viaggio uno spazio di connessione e reinvenzione di sé. La mobilità turistica diventa così una forma di cura di sé (self-care) e di autoformazione continua, dimensioni sempre più centrali nella postmodernità. Le giovani generazioni – Millennials e Gen Z – si muovono invece all’interno di una logica esperienziale e valoriale. Il turismo lento, i cammini e la microospitalità – come dimostrano i successi della Via Francigena, del Cammino di San Benedetto o dei borghi dell’Umbria e della Basilicata – rispondono a una domanda crescente di autenticità e sostenibilità. Secondo UN Tourism (2025), il 68% dei viaggiatori under 35 dichiara di preferire esperienze “local-based” rispetto ai pacchetti standardizzati, e oltre la metà considera la dimensione ambientale un criterio decisivo nella scelta della destinazione.

Il turismo rigenerativo, concetto emerso negli ultimi anni (Dredge & Jenkins, 2023), va oltre la sostenibilità, proponendo una relazione simbiotica con i luoghi: non solo ridurre l’impatto, ma restituire valore ecologico, culturale e sociale. In Italia, esperienze come quelle di Melpignano (Puglia) o Ostana (Piemonte) mostrano come l’incontro tra comunità locali e visitatori possa diventare un laboratorio di rigenerazione territoriale e sociale.

Melpignano è noto per La Notte della Taranta, ma il punto non è l’evento in sé.

La cultura locale (musica, tradizioni, ritualità) non viene spettacolarizzata, ma organizzata come bene comune, la comunità locale resta produttrice di senso, non solo fornitrice di servizi e il turismo è concentrato ma governato, attraverso reti associative, volontariato locale, forte ruolo del Comune. In tale modo si rafforza l’identità locale, si promuove una partecipazione intergenerazionale e i ritorni economici sono redistribuiti. Il turismo diventa un rituale collettivo, non una mera prestazione commerciale.

Ostana è un piccolo comune alpino che ha scelto una strada diversa: rigenerare prima la comunità, poi il turismo. Si è promosso un recupero architettonico coerente (nessuna edilizia turistica standard), attivando politiche attive per nuovi residenti, artisti, ricercatori, famiglie giovani. Il visitatore spesso ritorna, prolunga il soggiorno, talvolta si stabilizza. Il confine tra turista e abitante diventa poroso, i servizi (scuola, cultura, welfare di comunità) sono riattivati grazie a una massa critica di presenze. Il turismo funziona come anticamera dell’abitare, non come consumo episodico.

In contesti come Melpignano e Ostana, il turismo non agisce come fattore esogeno di sviluppo, ma come dispositivo relazionale che rafforza il capitale sociale locale, attivando processi di rigenerazione territoriale in cui visitatori e residenti co-producono valore economico, culturale e simbolico.

3.  Geografie emergenti e turismo dei territori interni

Le trasformazioni demografiche si riflettono nella geografia dei flussi. I grandi poli urbani continuano a catalizzare turismo internazionale, ma le aree interne e i piccoli centri mostrano una dinamica crescente. Tra il 2019 e il 2024, secondo ENIT (2024), i pernottamenti nei borghi italiani sono aumentati del 17%, sostenuti da una domanda interna e da un turismo straniero di ritorno. Il PNRR Borghi e le iniziative di turismo relazionale e comunitario promosse dalle Regioni (ad esempio “Cammini e Borghi” in Toscana e “Aree Interne e Ospitalità Diffusa” in Sardegna) rappresentano non solo strumenti economici, ma politiche di coesione territoriale e sociale. In questi contesti, il viaggio diventa un’esperienza di reciprocità, in cui la comunità locale agisce come co-creatrice di valore e custode del territorio. Il fenomeno è evidente anche a livello comparativo: nelle Marche e in Abruzzo, la crescita del turismo interno ha sostenuto microeconomie locali e ridotto la stagionalità. Il “turismo di comunità” che si sviluppa nei borghi appenninici, unendo accoglienza, agricoltura e artigianato, rappresenta una risposta concreta alla desertificazione demografica e al declino dei servizi.

4.  Tecnologie, intelligenza artificiale e nuove disuguaglianze del viaggio

La rivoluzione digitale ha introdotto una profonda riconfigurazione della filiera turistica. L’intelligenza artificiale generativa e predittiva, applicata alle piattaforme di viaggio, consente una personalizzazione spinta delle esperienze, ma apre anche nuove questioni etiche e di equità. Secondo Booking.com (2024), il 62% dei viaggiatori europei utilizza oggi sistemi di raccomandazione basati su IA per pianificare itinerari o esperienze, e il 47% afferma di affidarsi a strumenti automatici per la scelta delle destinazioni. Tuttavia, come rileva l’OECD (2024), l’adozione digitale nel turismo evidenzia un digital divide generazionale e territoriale: le aree rurali e le fasce anziane restano meno connesse, rischiando di essere escluse dai nuovi circuiti di fruizione turistica.

In Italia, progetti come Smart Tourism Destination Lazio o Turismo Digitale Toscana stanno tentando di colmare il divario, promuovendo accessibilità tecnologica e formazione diffusa. L’innovazione, tuttavia, non può sostituire la relazione umana: come sottolinea la Commissione Europea (2025), il turismo del futuro dovrà integrare algoritmi e empatia, efficienza e inclusione, per evitare che la personalizzazione si traduca in isolamento esperienziale.

 

5. Il turismo come infrastruttura sociale

    In un’Italia segnata da frammentazione generazionale e da un invecchiamento strutturale, il turismo può divenire un potente strumento di coesione sociale. Viaggiare insieme – nonni e nipoti, famiglie multigenerazionali, gruppi interetnici – significa costruire legami e trasmettere valori comuni. Il turismo intergenerazionale, secondo l’European Commission (2025), sarà uno dei segmenti più in crescita entro il 2030, poiché unisce finalità educative, affettive e civiche. Il viaggio, dunque, non è più evasione ma partecipazione. Come ricordava Bauman (1999), l’esperienza del movimento è anche esperienza dell’altro: un modo di riconoscersi nella pluralità. In questa prospettiva, il turismo contemporaneo rappresenta uno spazio in cui la società italiana sperimenta la propria modernità riflessiva (Beck, 1992): un laboratorio in cui memoria, mobilità e comunità si incontrano per dare forma a nuove possibilità di futuro condiviso.

     

    Bibliografia

    Bauman, Z. (1999). Globalization: The Human Consequences. Columbia University Press.
    Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Polity Press.
    Beck, U. (1992). Risk Society: Towards a New Modernity. Sage.
    Booking.com. (2024). Viaggi 2026: AI, self-expression e viaggi su misura. Advtraining.it.
    Dredge, D., & Jenkins, J. (2023). Regenerative Tourism Futures. Channel View Publications.
    ENIT. (2024). Rapporto annuale sul turismo italiano 2024. Roma: Enit.
    European Parliament. (2025). The Role of the Longevity Economy in the Tourism Sector. Policy Department for Structural and Cohesion Policies.
    Eurostat. (2024). Population Structure and Ageing in Europe. Bruxelles: Eurostat.
    Giddens, A. (1991). Modernity and Self-Identity. Polity Press.
    ISTAT. (2024). Indicatori demografici. Roma: Istat.
    ISTAT. (2025). Previsioni demografiche al 2070. Roma: Istat.
    MAECI. (2025). Programma Turismo delle Radici 2025. Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale.
    OECD. (2024). Tourism Trends and Policies 2024. Paris: OECD Publishing.
    Richards, G. (2018). Cultural Tourism: A Review of Recent Research and Trends. Journal of Hospitality and Tourism Management, 36, 12-21.
    UN Tourism. (2025). World Tourism Barometer. Madrid: UN Tourism.
    Urry, J. (2002). The Tourist Gaze. Sage.

     

    Appendice: Indicatori demografici

    Figura 1. Evoluzione demografica italiana (2010–2050).

     

    Figura 2. Tasso di fecondità in Italia (2010–2050).

     

    Anno

    Età media

    Quota over 65 (%)

    Tasso di fecondità

    2010

    43.0

    20.1

    1.45

    2015

    44.2

    21.4

    1.35

    2020

    45.4

    23.0

    1.24

    2025

    46.6

    24.2

    1.18

    2030

    47.5

    26.1

    1.2

    2040

    49.0

    30.5

    1.25

    2050

    50.2

    34.7

    1.3

     


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