Invecchiamento demografico e ricoveri ospedalieri. La situazione in Italia e nella provincia di Siena

di Piero Di Lorenzo

1. L’invecchiamento della popolazione italiana

Il processo di invecchiamento demografico in Italia procede in modo graduale ma costante. Allo stato attuale, infatti, non si registrano segnali di inversione rispetto alla tendenza negativa documentata, negli ultimi anni, dai dati forniti dall’ISTAT e da altre fonti istituzionali.

Il 31 marzo 2026, l’Istituto di Statistica, con riferimento al periodo gennaio-dicembre 2025, ha attestato un ulteriore calo delle nascite rispetto agli anni precedenti, con 355mila nascite, con una diminuzione del 3.9% sul 2024. Ne consegue che il tasso di natalità nel nostro Paese è in diminuzione, così come confermato dall’Istituto Centrale di Statistica, al netto di una sostanziale stabilità nel periodo 2020-2021 (6,8). Nel 2025, tale indicatore demografico si è attestato sul 6,0% ogni mille abitanti:

I decessi, invece, nel 2025, sono stati 652 mila, in calo dello 0,2%. Il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) è ampiamente negativo (circa -296 mila unità), peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a 283 mila.

L’Italia, dunque, è un Paese che invecchia progressivamente, confermandosi, al contempo, tra i più longevi a livello globale. I dati forniti da Eurostat, limitatamente al contesto dell’Unione Europea, confermano tale tendenza: l’Italia detiene, infatti, insieme a Spagna e Svezia, uno dei più elevati livelli di aspettativa di vita: 85,7 anni per le donne e 81,7 anni per gli uomini. I grafici sottostanti, concernenti gli anni compresi tra il 2015 e il 2025, sintetizzano quanto appena detto.

Tutto ciò è dovuto anche e soprattutto ai significativi progressi compiuti nel corso degli anni dalla scienza e dalla medicina. Tanto è vero, come certificato dall’ISTAT, tra il 1990 e il 2023, la mortalità diminuisce del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne.

Ad ogni buon conto, come rileva l’ISTAT, la prevalenza delle persone in cattiva salute aumenta con l’età, nonostante – come già evidenziato – i progressi della medicina. Sebbene la speranza di vita sia cresciuta sia per gli uomini che per le donne, sono ancora le fasce di età più avanzate a ricorrere frequentemente al Servizio Sanitario Nazionale, seppur in misura inferiore rispetto al passato.

Ne consegue che le persone che dichiarano condizioni di cattiva salute appartengono prevalentemente ai gruppi di età più elevata.

Vale la pena soffermarsi brevemente anche sulle evidenze emerse dal rapporto pubblicato nel 2025, dall’Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema Sanitario Italiano (Oasi) e pubblicato dal Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) di Sda Bocconi School of Management. Il Rapporto evidenzia che, negli ultimi vent’anni – periodo nel quale la spesa sanitaria rispetto al Pil è rimasta stabile al 6,3% del PIL – la quota della popolazione italiana over 65 è progressivamente aumentata fino a raggiungere il 24% del totale dei cittadini. Di questi, 14,4 milioni di anziani, circa quattro milioni, risultano non autosufficienti e necessitano di assistenza quotidiana. Tuttavia, il sistema di welfare pubblico riesce a prenderne in carico solo uno su tre, demandando in larga misura l’assistenza alle famiglie.

2. Il ricorso ai servizi ospedalieri

Tra le problematiche connesse all’invecchiamento della popolazione italiana emerge, dunque, un maggiore ricorso degli anziani ai servizi ospedalieri, nonostante, come si diceva poco sopra, dei progressi della medicina. Ciò si inserisce, giova sottolinearlo, in un aumento generalizzato dei ricoveri ospedalieri in tutta Italia. A tal proposito, l’Istat riferisce che nel 2023, nelle strutture ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale, è proseguita la crescita dei ricoveri ordinari, dopo la diminuzione registrata durante la pandemia da Covid-19: le dimissioni ospedaliere, pari a circa 5,9 milioni, sono il 14,1 per cento in più rispetto al 2020 e il 3,8 per cento in più rispetto al 2022. Anche il tasso di ospedalizzazione passa da 87,1 per mille abitanti nel 2020 a 96,4 nel 2022 e a 100,1 nel 2023[1].

A livello territoriale, tutte le regioni del Centro-nord, a eccezione delle Marche e del Lazio, presentano valori del tasso di ospedalizzazione superiori alla media nazionale; nel Mezzogiorno si registrano i valori più bassi, tranne che per l’Abruzzo (100,1) e il Molise (101,3). Le giornate di degenza nel 2023 sono pari a 49,2 milioni, in aumento del 9,4 per cento rispetto al 2020 e del 3,1 per cento rispetto al 2022. La degenza media in ospedale per i ricoveri ordinari passa da 8,7 giorni nel 2020 a 8,4 nel 2022 e 8,3 nel 2023. Nelle regioni varia dal massimo di 9,5 giorni in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e nella Provincia autonoma di Trento al minimo di 7,1 giorni in Toscana, seguita dalla Campania e dalla Puglia con un valore di 7,5[2].

Da ciò derivano importanti conseguenze socioeconomiche che vanno ad investire, in particolare, tutto il sistema sanitario e previdenziale.

Tornando al ricovero degli anziani, il rapporto Oasi, richiamato in precedenza, evidenzia come l’andamento demografico, epidemiologico e sociale in Italia prefiguri un significativo incremento del fenomeno della non autosufficienza nei prossimi anni, già a partire dal 2030. L’invecchiamento della popolazione determina, infatti, uno spostamento progressivo dei bisogni assistenziali dalle patologie acute alle condizioni croniche.

Anche le indagini dall’ISTAT delineano, del resto, un Paese in cui la speranza di vita in buona salute è in peggioramento. Nel 2024 gli anni di vita attesi in buone condizioni di salute sono pari al 58,1, in calo rispetto ai 59,1 anni del 2023 e ai 58,6 anni del 2019, cioè nel periodo prepandemico[3]. Negli ultimi cinque anni, l’andamento del dato risulta fortemente influenzato dalla componente soggettiva della buona salute percepita. Nel 2024 emerge infatti un ulteriore peggioramento: la quota di persone che si dichiarano in buona salute scende al 67,1%, con una diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al 2023[4]. L’Italia, insomma, vanta un’aspettativa di vita tra le più alte del mondo. Viviamo più a lungo ma invecchiamo sempre peggio. Si riducono gli anni vissuti in buona salute, soprattutto per le donne, con pesanti ricadute economiche e sociali[5].

Il grafico sottostante ci offre una conferma in tal senso analizzando, per il periodo compreso tra il 1995 e il 2025, la popolazione italiana, suddivisa per sesso, che si dichiara in cattiva salute[6]:

Il grafico successivo illustra, a livello regionale, il fenomeno della buona salute percepita dagli italiani. Tale percezione tende a diminuire nelle fasce di età più avanzate e soprattutto nelle regioni del Sud Italia[7]:

L’Istat ha inoltre di recente certificato – aggiungendo un ulteriore tassello alla piena comprensione del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione italiana e del conseguente aumento dei ricoveri ospedalieri – l’incremento dei cittadini affetti da multimorbilità: si tratta di circa 13 milioni di persone (stima 2025), con prevalenza adulti e “giovani anziani”; tuttavia la quota è destinata a crescere soprattutto tra gli ultra 75enni.

A conferma di quanto sinora esposto, si ricorda che lo scorso anno il Ministero della Salute ha pubblicato il “rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero” che monitora la situazione aggiornata al 2023. Si tratta, ad oggi, dell’ultima pubblicazione disponibile, che illustra le principali evidenze a livello nazionale e offre rilevanti elementi di valutazione ai fini qui considerati.

Il rapporto in esame evidenzia che i ricoveri ospedalieri si concentrano prevalentemente nella popolazione anziana, con una maggiore incidenza nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Il grafico sottostante[8] riporta la distribuzione delle dimissioni ospedaliere, suddivise per sesso ed età e tenendo in considerazione i ricoveri effettuati in istituti pubblici e strutture private accreditate. Da ciò emerge un numero considerevole di dimissioni nelle fasce più avanzate della popolazione.

Ed infatti, prosegue il Ministero della Salute “Rispetto all’anno precedente, nel 2023 il tasso di ospedalizzazione in Italia, standardizzato per età e sesso, registra un incremento, minimo in alcuni casi come specificato nel prosieguo, in tutte le sue componenti (acuti, riabilitazione, lungodegenza), passando nei valori complessivi da 112,8 dimissioni per 1.000 abitanti nel 2022 a 117,5[9].

È evidente che anche le spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale risultano particolarmente rilevanti per le fasce di età maggiormente interessate ai ricoveri, in particolare tra le persone anziane, con un incremento rispetto al 2022. I dati sono stati suddivisi in tre gruppi: 0 anni, 76 anni e 90 anni e oltre[10]:

Risulta evidente come l’elevata aspettativa di vita comporta una crescente necessità di assistenza e cure soprattutto per la popolazione anziana, con conseguenti costi significativi a carico dello Stato. Conciliare tali esigenze risulta complesso, soprattutto alla luce dei ripetuti tagli che, negli ultimi anni, hanno interessato il Servizio Sanitario Nazionale. Ed infatti, l’indice di vecchiaia registrato in Italia incide in modo significativo sui criteri di redistribuzione del Fabbisogno Sanitario Nazionale (dal 2010 al 2025 è aumentato complessivamente di ben 31,1 miliardi di euro), influenzando anche l’allocazione delle risorse a favore delle regioni con una popolazione mediamente più anziana. Ed infatti, al netto delle differenze socio/economiche tra le Regioni del Nord e quelle del Sud Italia, nonché tra le aree più e meno popolose – tema che meriterebbe un ulteriore approfondimento in relazione alla gestione dei fondi – la Liguria risulta, nel 2024, la Regione che riceve il maggior ammontare delle risorse pro-capite, pari a 2.261 euro. Seguono il Molise e la Sardegna con 2.235 euro e l’Umbria con 2.232 euro, tutte Regioni contraddistinte da un indice di vecchiaia particolarmente elevato[11].

Tuttavia, nonostante i reiterati segnali d’allarme, il sistema del welfare socio-sanitario pubblico, caratterizzato da un persistente sottofinanziamento strutturale, non ha ancora affrontato la questione dell’invecchiamento demografico del Paese.

Ed infatti, la crescente domanda di assistenza e cura della popolazione anziana si scontra, tra gli altri fattori critici, con la progressiva contrazione della disponibilità dei posti letto ospedalieri. Nel 2023, i posti letto in regime ordinario degli ospedali del Servizio Sanitario Nazionale ammontavano a 176.317 unità, registrando una diminuzione dell’1,4 % rispetto al 2022 e confermando un trend decrescente consolidato nel corso degli ultimi anni. È rimasto, invece, sostanzialmente stabile il numero degli istituti di cura presenti sul territorio nazionale, pari a 995 unità nel 2023[12].

3. La situazione in Toscana e in provincia di Siena

L’Agenzia Regionale di Sanità Toscana, nell’ambito dell’analisi dei ricoveri effettuati negli ospedali della regione nel periodo 2000/2024, ha rilevato che il ricorso alle cure ospedaliere risulta inferiore alla media nazionale. I ricoveri, sia in regime ordinario sia in regime diurno, hanno infatti registrato una significativa diminuzione nel periodo 2000/2023, con una riduzione complessiva del 37,6%[13]. Nel prosieguo del rapporto, tuttavia, l’ARS evidenzia un ulteriore dato di particolare rilievo: l’età media dei pazienti ricoverati in regime ordinario è aumentata di circa 6 anni. Nel 2023 l’età media dei ricoverati ha raggiunto i 66,1 anni; escludendo dall’analisi i ricoveri pediatrici (fino a 15 anni di età), l’incremento risulta ancora più marcato, passando da 64,53 anni nel 2000 a 71,19 anni nel 2023, come illustrato nel grafico sottostante[14].

Tale andamento è coerente con il progressivo invecchiamento della popolazione toscana che, negli ultimi decenni, ha registrato un significativo incremento della componente anziana. Convenzionalmente, la popolazione anziana è identificata con le persone di età pari o superiore a 65 anni d’età. In Toscana questa fascia di popolazione è in costante crescita e rappresenta oggi circa il 26,7% dei residenti, a fronte di una media nazionale pari al 24,7%. I cosiddetti “grandi anziani”, ossia le persone di età pari o superiore a 85 anni, costituiscono il 4,8% della popolazione regionale. La componente femminile risulta prevalente nelle classi di età più avanzate: le donne rappresentano il 56% della popolazione con almeno 65 anni e il 64% degli over 85[15].

Alla luce dell’attuale scenario demografico, tali percentuali sono destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni.

Ciononostante, il quadro demografico della Toscana presenta un andamento relativamente più favorevole rispetto alla media nazionale, come evidenziato dal grafico seguente che mette a confronto gli indicatori regionali con quelli riferiti al Paese[16].

L’andamento demografico della provincia di Siena si colloca in linea con il quadro sopra delineato, evidenziando una marcata tendenza all’invecchiamento della popolazione. Il territorio sta infatti affrontando una significativa crisi demografica, caratterizzata da un indice di vecchiaia – indicatore che misura il grado di invecchiamento della popolazione – tra i più elevati a livello nazionale.

Nel comune capoluogo, oltre il 25% dei residenti ha un’età pari o superiore a 65 anni. Inoltre, la provincia di Siena si distingue come la terza provincia italiana per numero di centenari[17]. L’età media della popolazione provinciale è progressivamente aumentata nel corso degli anni passando da 46,1 anni del 2002 al 48,3 del 2025[18]. Anche il tasso di natalità riflette questa dinamica demografica, attestandosi a 6,0 nati per mille abitanti, valore che colloca la provincia al 56° posto su 110 province italiane[19].

La provincia di Siena si conferma tra i territori con il più elevato indice di invecchiamento a livello nazionale, condizione che riflette una crisi demografica ormai strutturale. In tale contesto, i dati relativi ai ricoveri ospedalieri risultano pienamente coerenti con le caratteristiche della popolazione residente.

Con riferimento al Policlinico “Le Scotte”, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2025 si registra un numero significativo di ricoveri ospedalieri riguardanti pazienti di età pari o superiore a 65 anni. Escludendo i ricoveri effettuati presso le strutture convenzionate e le residenze sanitarie assistenziali (RSA), il numero di ricoveri si mantiene stabilmente intorno alle 6 mila unità annue.

Il grafico riportato di seguito rappresenta efficacemente l’andamento del fenomeno nel periodo considerato[20].

Entrando nel dettaglio dei dati disponibili, si osserva che le percentuali presentano un andamento variabile nel corso del periodo analizzato ma evidenziano un incremento significativo a partire dal 2023:

La prima fase, quella compresa tra il 2016 e il 2019, dunque, è caratterizzata da un progressivo incremento dei ricoveri. Dopo una breve flessione nel 2017, si osserva una crescita significativa nel biennio successivo, con un aumento del 9,2% nel 2018 e del 7,0% nel 2019. Il numero di ricoveri raggiunge il valore massimo della serie storica nel 2019 (6.916 ricoveri), pari a un incremento complessivo del 15,5% rispetto al 2016.

Dopodiché, entra in gioco l’emergenza pandemica Covid-19, caratterizzata da una contrazione dei ricoveri degli ultra 65enni. Nel 2020, in particolare, si registra una riduzione del 15,9% rispetto al 2019, con 1.101 ricoveri in meno. Il calo prosegue, seppur in misura contenuta, nel 2021 e nel 2022, anno in cui viene raggiunto il minimo dell’intero periodo osservato (5.434 ricoveri), corrispondente ad una riduzione del 21,4% rispetto al picco del 2019.

Il periodo di tempo compreso tra il 2023 ed il 2025 mostra un progressivo recupero dell’attività assistenziale in favore degli over 65. I ricoveri aumentano del 5,9% nel 2023, del 3,1% nel 2024 e del 4,1% nel 2025, raggiungendo quota 6.175.

Considerando l’intero periodo di osservazione, il numero di ricoveri passa da 5.987 nel 2016 a 6.175 nel 2025, con un incremento complessivo di 188 ricoveri (+3,1%). Tale aumento, tuttavia, maschera una notevole variabilità temporale, influenzata principalmente dall’impatto della pandemia.

Alla luce delle considerazioni fin qui esposte, risulta evidente come il progressivo invecchiamento della popolazione italiana, e in particolare di quella della provincia di Siena, rappresenti una rilevante criticità per il futuro del sistema di assistenza sanitaria ospedaliera destinata alla popolazione anziana. Tale fenomeno, considerata la sua evoluzione demografica, è infatti destinato ad accentuarsi negli anni a venire, determinando un crescente fabbisogno di interventi e servizi assistenziali adeguati.


[1] Fonte: ISTAT, rapporto sanità e salute, 2024.

[2] Fonte: ISTAT, rapporto sanità e salute, 2024.

[3] Fonte: ISTAT, 2025.

[4] Fonte: ISTAT.

[5] Fonte: GIMBE, 8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale, 2025.

[6] Fonte ISTAT. Indagine multiscopo 2025.

[7] Fonte: ISTAT.

[8] Fonte: Ministero della Salute 2025. Elaborazione su banca dati SDO (Scheda dimissione ospedaliera) relativa all’anno 2023.

[9] Fonte: Ministero della Salute 2025. Elaborazione su banca dati SDO (Scheda dimissione ospedaliera) relativa all’anno 2023.

[10] Elaborazione personale su dati Ministero della Salute, banca dati SDO (Scheda dimissione ospedaliera) relativa all’anno 2023.

[11] 8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale.

[12] Fonte: ISTAT, Annuario Statistico Italiano, 2025.

[13] Fonte: ARS Toscana, Agenzia Regionale di Sanità, 2024.

[14] Fonte: ARS Toscana, Agenzia Regionale di Sanità, 2024.

[15] Fonte: ARS Toscana, Agenzia Regionale di Sanità, 2025.

[16] Fonte: Sorveglianza Passi d’Argento, Istituto Superiore di Sanità, biennio 2023/2024.

[17] Fonte: ISTAT.

[18] Fonte: ISTAT.

[19] Fonte: ISTAT.

[20] Fonte: Direzione Generale dell’AOU senese.


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